Il traffico può danneggiare i monumenti di Roma? A quanto pare sì. E la ragione va oltre lo smog e l’inquinamento.
Quando si parla degli effetti del traffico di Roma sui monumenti della Capitale, il pensiero corre quasi inevitabilmente allo smog e alle sostanze che si depositano sulle superfici. Eppure le migliaia e migliaia di veicoli che ogni giorno attraversano la Città Eterna potrebbero nascondere anche un’altra problematica da tenere sotto osservazione. Un fenomeno meno evidente, ma potenzialmente importante quando si parla di edifici che hanno attraversato secoli di storia.
Le vibrazioni del traffico fanno “muovere” i monumenti di Roma: come possono danneggiarli
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. A riportare l’attenzione sul tema è uno studio dell’Enea, che ha rielaborato dati raccolti nel 1985 attraverso alcuni sismometri installati a diverse altezze su sette monumenti romani: dal Colosseo all’Arco di Costantino, passando per Colonna Traiana, Terme di Caracalla e Tempio di Minerva Medica. L’obiettivo era quello di osservare le vibrazioni prodotte dal traffico e il modo in cui vengono trasmesse alle strutture.
I risultati, in realtà, non indicano un rischio di crollo: i valori massimi registrati risultavano infatti inferiori alle soglie normative per la conservazione dei beni storici. Le oscillazioni, però, tendono generalmente ad aumentare dalla base verso la sommità e cambiano in funzione della forma, delle tecniche costruttive e della distanza dalle sorgenti di traffico.
Il punto più interessante riguarda proprio gli effetti prolungati nel tempo. Secondo lo studio, la propagazione continua delle vibrazioni può favorire la compattazione del terreno e contribuire a cedimenti differenziali delle fondazioni, soprattutto quando un monumento presenta già fragilità o danni precedenti.
Tra i siti analizzati, le vibrazioni maggiori sono state rilevate al Tempio di Minerva Medica, anche per la vicinanza della ferrovia. Colosseo e Arco di Costantino mostrano invece amplificazioni più contenute. Non un’emergenza, è vero, ma è comunque un elemento da monitorare per proteggere il patrimonio monumentale romano nel tempo.
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