A Roma, al rione Monti, la Torre dei Capocci conserva un particolare che molti passanti ignorano, nonostante sia molto visibile.

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A Roma, al rione Monti, la Torre dei Capocci domina piazza San Martino ai Monti con la sua sagoma severa e verticale. Eppure, oltre alla sua incredibile mole medievale e alla posizione scenografica, l’edificio conserva un particolare che molti passanti ignorano. Un dettaglio visibile, ma spesso non interpretato, capace di raccontare una parte importante della sua storia urbana. Ma di quale dettaglio si tratterà mai?

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Roma, Torre dei Capocci: il dettaglio cromatico che racconta una torre diversa

Chi osserva con attenzione la Torre dei Capocci può notare una netta differenza di colore all’altezza del terzo piano. Non si tratta di un semplice effetto del tempo o di un restauro casuale: quella linea cromatica indica il punto fino al quale, in passato, altri edifici erano addossati alla torre.

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La struttura, infatti, non nacque come monumento isolato al centro della piazza. Fu costruita dalla famiglia degli Arcioni e passò poi ai Capocci, nobile famiglia di origine viterbese. Intorno alla torre vennero realizzate abitazioni oggi scomparse, trasformando l’insieme in una piccola cittadella fortificata. Quando questi edifici furono demoliti alla fine dell’Ottocento, le pareti inferiori dovettero essere restaurate e ricostruite in cortina.

La parte superiore della torre è invece quella originaria, in laterizio, con materiale proveniente dalle vicine Terme di Traiano. Risale alla fine del XII secolo e conserva l’aspetto severo delle torri gentilizie medievali romane.

Alta circa 36 metri, a base quadrata, la Torre dei Capocci conta sette piani oltre al piano terra e al terrazzo. Le finestrelle sono incorniciate nel travertino, mentre in cima il parapetto è ornato da cinque merli pieni per lato. Insieme alla vicina Torre dei Graziani, forma quasi una porta monumentale verso la sommità dell’Esquilino. Oggi è proprietà del Comune di Roma e non è visitabile all’interno, ma continua a raccontare la sua storia a chi sa guardarla davvero.

Photo Credits: Shutterstock