C’è un teatro a Roma dove non servono sipari né applausi: basta un assaggio per capire che lo spettacolo è già iniziato.
Si chiama Teatro del Gusto – Aggiungi il Lazio a Tavola ed è il ciclo di eventi gastronomici che, nelle prossime settimane, trasformerà l’Uliveto Roof Garden dell’Hotel Diana in una vera e propria scena culinaria d’autore, sotto la guida dello chef Umberto Vezzoli.
Tre appuntamenti, tre storie, tre eccellenze del territorio laziale che si raccontano attraverso sapori autentici, mani esperte e una passione che profuma di tradizione e futuro.
Ad aprire il sipario, il 13 maggio, sarà l’azienda agricola Maceroni. Nelle campagne di Ceprano, Caterina – ingegnere meccanico con un cuore contadino – guida una realtà di 27 ettari dove tecnologia e tradizione convivono senza compromessi. Il latte, pastorizzato ma non omogeneizzato, mantiene tutta la sua identità: ricco, dolce e profondamente nutriente. Da qui nascono ricotta e primosale lavorati secondo antiche ricette, accanto a produzioni più “inaspettate” come lo stracchino, sempre nel rispetto della qualità assoluta.
Il 3 giugno sarà la volta del Salumificio Sano, una storia di famiglia diventata simbolo nazionale. Da Accumoli, nel cuore della provincia di Rieti, arriva quello che è oggi il maggiore produttore di guanciale in Italia. Un prodotto che racconta una filiera rigorosa: solo suini italiani, lavorazioni artigianali – inclusa la rara fase in salamoia – e stagionature lunghe fino a 90 giorni. Il risultato è un guanciale compatto, fragrante, perfetto in cottura. Un’eccellenza certificata DECO e in corsa per l’IGP, ma anche una testimonianza di resilienza dopo il sisma del 2016.
Gran finale il 24 giugno con l’Agriturismo Le Faeta, dove Simone Scappaticci coltiva grani antichi sui rilievi di Arpino, a 880 metri d’altitudine. Qui la cerealicoltura è una scelta radicale: niente pesticidi, niente diserbanti, solo natura e pazienza. Le rese sono basse, ma il risultato è straordinario. Le farine, macinate a pietra, sprigionano profumi intensi e danno vita a pani croccanti, dolci rustici e prodotti da forno che parlano una lingua antica. Anche il sale è ridotto al minimo, perché quando la materia prima è così ricca, non serve altro.
Tre serate per scoprire il Lazio più autentico, quello che si coltiva, si alleva e si trasforma con rispetto e visione. Un invito a sedersi a tavola e lasciarsi sorprendere, perché qui il gusto non è solo da assaporare: è da vivere.


