A pochi passi da Termini, da via Nazionale e non lontano da piazza di Spagna, esiste un luogo in cui Roma sembra rallentare. Appena si varca la soglia della Pizzeria Ristoro Est!Est!Est!, lo scenario cambia: la città rimane fuori, mentre dentro si entra in una dimensione sospesa tra memoria e identità.

Boiserie originali, tavoli e sedie d’epoca, cappelliere, fotografie storiche e oggetti che raccontano oltre un secolo di vita cittadina restituiscono l’atmosfera della Roma di un tempo. A rendere l’esperienza ancora più immersiva contribuisce una playlist di canzoni italiane degli anni Sessanta che accompagna il pranzo e la cena: tra le note che risuonano nelle sale non è raro ascoltare Domenico Modugno e altri grandi interpreti della musica italiana.

Sulle pareti scorrono invece frammenti di storia: fotografie, testimonianze e immagini che raccontano il lungo percorso di uno dei locali più antichi della Capitale. «Quando si entra sembra davvero un viaggio nel passato», racconta Marco Ceccarelli, che insieme ai soci Francesco Morrone e Domenico Falcone ha avviato il rilancio del locale.

Tra gli elementi più curiosi conservati all’interno spicca una fotografia che documenta quello che viene ricordato come il primo forno elettrico installato a Roma, proprio negli spazi di via Genova 32. Un’immagine che testimonia quanto questo indirizzo abbia attraversato da protagonista l’evoluzione della ristorazione cittadina.

La pizzeria nasce infatti nel 1888 come Antica Bottigliera Est!Est!Est!, fondata dal Cavaliere Ambrogio Ricci, produttore del celebre vino di Montefiascone. Nei primi anni del Novecento, con l’arrivo dell’elettricità, il locale diventa anche pizzeria e si afferma come uno degli indirizzi storici della città.

Nonostante i vari interventi susseguitisi nel tempo, conserva ancora oggi gran parte del fascino conferito dal restauro del 1920. I nuovi gestori hanno scelto di intervenire con un approccio conservativo: cucina completamente rinnovata, spazi riqualificati e dettagli restaurati senza alterare l’identità del luogo.

Oggi il locale conta circa 120 coperti tra sale interne e dehors e si colloca in una posizione strategica: tra Monti, l’Esquilino, Termini e il Palazzo delle Esposizioni. Una zona centrale ma al tempo stesso lontana dal caos delle aree più battute dal turismo.

Il nuovo corso della pizzeria punta a riportare questo indirizzo all’attenzione dei romani, molti dei quali lo ricordano per averlo frequentato con genitori e nonni. «Ci sono persone che non entravano qui da vent’anni e che stanno tornando a riscoprirlo», racconta Ceccarelli.

Accanto alla pizza romana sottile e croccante, protagonista dell’offerta gastronomica, trova spazio una cucina che guarda alla tradizione capitolina: dai grandi classici come amatriciana, carbonara e saltimbocca fino a piatti meno conosciuti ma profondamente identitari come l’uovo in trippa, ricetta popolare oggi sempre più difficile da trovare nei menu cittadini.

Tra le proposte più caratteristiche figura la Mezzaluna del Ristoro, una preparazione storica che unisce mezza pizza e mezzo calzone ripieno con ricotta, fiordilatte, friarielli e pecorino. Tra gli antipasti spiccano i fiori di zucca, le crocchette di patate, le polpette di bollito con salsa verde e il pandorato, antica ricetta antispreco ottenuta utilizzando pane raffermo passato nel latte e nell’uovo prima della frittura.

Ma il vero elemento distintivo del nuovo corso è il ritorno del calendario gastronomico romano, una tradizione domestica che scandiva la settimana nelle famiglie della Capitale. Il lunedì era dedicato alle ricette di recupero come le polpette, il martedì e il venerdì al pesce e al baccalà, il mercoledì al quinto quarto con la trippa protagonista e il giovedì agli immancabili gnocchi.

«Era un’abitudine legata alla cultura popolare e anche al calendario religioso – spiega Ceccarelli –. Oggi si è persa perché siamo abituati a trovare tutto sempre disponibile, ma un tempo ogni giorno aveva un significato preciso anche a tavola».

Una filosofia che oggi diventa anche uno strumento per recuperare la memoria gastronomica della città e raccontarla alle nuove generazioni.

Tra il fascino delle botteghe storiche, le fotografie che raccontano oltre un secolo di vita romana, la musica che accompagna il viaggio nella memoria e una cucina che guarda alle tradizioni popolari, Est!Est!Est! prova così a ritagliarsi un ruolo che va oltre quello di semplice pizzeria.

Un indirizzo che appartiene alla storia di Roma e che oggi prova a raccontarla di nuovo, partendo da una semplice idea: a volte, per riscoprire una città, basta sedersi a tavola.