A Roma è riemerso un affresco di 2.000 anni fa che sorprende per la prospettiva: secoli prima di Brunelleschi, già dà profondità allo spazio.

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Ma voi lo sapevate che, nel cuore di Roma, è riemersa un’immagine capace di mettere in discussione, almeno a prima vista, tutto quello che siamo abituati ad associare alla storia della prospettiva? Molto prima del Rinascimento e di Brunelleschi, infatti, un artista romano aveva già provato a dare profondità allo spazio dipinto. Il risultato è un affresco di quasi duemila anni fa che oggi torna a stupire per la sua sorprendente resa visiva.

La “Città Dipinta” delle Terme di Traiano, la prospettiva e accanto all’affresco c’è il Grande Mosaico

Il protagonista è l’affresco noto come “Città Dipinta”, recuperato nell’area delle Terme di Traiano, sul Colle Oppio. La decorazione misura circa dieci metri quadrati e raffigura una città cinta da mura e torri, con edifici rappresentati in prospettiva. L’opera apparteneva però a una costruzione precedente alle terme traianee ed è databile al I secolo d.C.

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Non si tratta della prospettiva matematica codificata secoli dopo nel Rinascimento, ma la capacità di suggerire profondità e organizzare gli edifici nello spazio rende l’immagine particolarmente affascinante agli occhi contemporanei. Il recente restauro l’ha riportata al centro del percorso archeologico insieme a un’altra opera eccezionale.

Nello stesso complesso è stato infatti restaurato il cosiddetto Grande Mosaico, una monumentale decorazione parietale che raffigura una struttura architettonica simile alla fronte scenica di un teatro, articolata su due registri con statue e personaggi. Le indagini hanno inoltre riportato alla luce una fascia decorata con una città portuale e costruzioni probabilmente affacciate sul mare.

Le pareti dell’ambiente dovevano raggiungere circa dodici metri di altezza. Il mosaico, restaurato e studiato insieme alla “Città Dipinta”, è stato definito il più grande mosaico parietale dell’antica Roma.