C’è una cosa che colpisce appena si entra da Da Adriana, al Pigneto: la sensazione di essere già stati lì. Non per l’arredamento in sé, ma per quello che rappresenta.

Un telefono a disco, un vecchio televisore, una bilancia vintage, fotografie di famiglia, un tavolo tondo come quelli di una volta. Oggetti che non sono scenografia, ma memoria.

Appese alle pareti le fotografie di Adriana, la nonna a cui è dedicata la trattoria. “È quasi un controsenso, racconta Simone Rosati (proprietario del locale e nipote di Adriana) – pensare a quante sue foto ci siano oggi nel locale. In realtà non amava essere fotografata e spesso le buttava, se non si piaceva”. Una donna riservata, determinata, abituata a prendersi cura degli altri. “Era un soldato”, dice il nipote.

È da lì che nasce tutto. Un progetto che il giovane ristoratore romano aveva in mente da sette anni, ma che ha deciso di realizzare solo quando si è sentito pronto. “C’era una responsabilità forte. Non volevo fare un’operazione nostalgica, ma qualcosa di vero”.

La parola chiave è tradizione. Ma non nel senso più scontato del termine. “La tradizione è quello che ti appartiene, quello che ti resta. È un comfort, un luogo sicuro”, spiega. E infatti Da Adriana non è una copia della cucina di una volta, ma una sua rilettura.

In cucina c’è lo chef Michele De Chirico, che traduce questo approccio in piatti che partono da preparazioni anche complesse per arrivare a un risultato semplice, immediato. Come il pollo alla cacciatora: disossato, lavorato a rollè, cotto a bassa temperatura e poi ripassato alla brace con il suo fondo. Un lavoro tecnico importante, che però nel piatto si traduce in qualcosa di familiare, morbido, riconoscibile.

Lo stesso vale per uno dei piatti simbolo del menu, i tortelli ripieni di coda alla vaccinara, con la pasta fresca tirata a mattarello. Un’idea che tiene insieme memoria e tecnica, senza forzature.

La cucina segue la stagionalità, ma alcuni elementi restano fermi, come la pasta ripiena, a cui la nonna era particolarmente legata. “Era una sua fissazione – racconta Rosati – dai ravioli ai tortellini, non mancavano mai”.

Anche lo spazio contribuisce a raccontare questa storia. Alle pareti ci sono le fotografie di famiglia e quelle del quartiere, scattate da Simone stesso: immagini in bianco e nero del Pigneto su cui si innestano interventi grafici colorati, piccoli dettagli contemporanei che dialogano con il passato.

In un momento in cui anche molte trattorie hanno prezzi sempre più vicini a quelli dei ristoranti, Da Adriana resta su una fascia contenuta e onesta: antipasti tra 7 e 12 euro, primi a 11 euro (con qualche eccezione a 14) e secondi tra 13 e 16 euro.

Anche i dolci seguono la filosofia di casa: il tiramisù è a mattonella, come una volta, con savoiardi imbevuti nel caffè e crema soffice, senza fronzoli.

Il risultato è una trattoria che prova a fare qualcosa di semplice ma sempre più raro: far sentire le persone a casa. Non solo attraverso i piatti, ma anche nel modo in cui vengono accolte. Perché, alla fine, la tradizione non è una formula da replicare, ma qualcosa che si trasmette. Anche con un sorriso.