Roma, conosci la leggenda delle Oche del Campidoglio? Scopri perché questo uccello è legato a doppio filo alla Città Eterna.
La storia di una città madre della civiltà come Roma non è fatta soltanto di condottieri, eserciti e imperatori. Anche alcuni animali comuni sono in grado di diventare in qualche protagonisti del passato della città, basti pensare alla Lupa capitolina, al picchio di Romolo e Remo o al cavallo di Caligola. Tra gli animali che si legano a Roma tra storia e leggenda ci sono anche le celebri oche del Campidoglio, che arrivano da quello che sembra un mito, tra assedi, divinità e salvezza improvvisa. Una storia tramandata nei secoli e che è riuscita a trasformare questi animali in un simbolo di vigilanza e protezione della città.
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La notte in cui le oche salvarono Roma: la leggenda del Campidoglio
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Secondo la tradizione, nel 390 a.C. Roma fu saccheggiata dai Galli guidati da Brenno. L’ultima resistenza romana si era rifugiata sulla rocca del Campidoglio, difendendo i templi e i tesori cittadini. Durante la notte del 3 agosto, gli assedianti tentarono di raggiungere silenziosamente la sommità del colle per sorprendere i difensori.
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Tuttavia, le oche custodite presso il tempio di Giunone, risparmiate nonostante la fame perché sacre alla dea, si accorsero dell’arrivo degli invasori. Il loro starnazzare svegliò i Romani, che riuscirono a respingere l’attacco e a impedire la conquista della rocca.
La leggenda trasformò le oche in un emblema di attenzione e protezione divina. Giunone, in quanto custode dello Stato e della famiglia, dava a questi animali, naturalmente vigili e rumorosi davanti agli intrusi, un vero e proprio incarnato delle sue qualità.
In ricordo dell’episodio, secondo il racconto tradizionale, da quel momento le oche venivano condotte in processione ornate d’oro e porpora.
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