Nepi svela la sua Rocca amata dai Borgia: torri, bastioni e panorami sull’Agro Falisco per un viaggio tra storia e mistero.
Nepi è molto di più un borgo da cartolina della Tuscia, ma è un luogo dove pietra, potere e paesaggio sembrano ancora parlarsi: la sua rocca, legata al fascino dei Borgia, domina l’antico abitato con torri, bastioni e vedute che aprono lo sguardo sull’Agro Falisco. Un viaggio tra misteri, memorie rinascimentali e panorami capaci di trasformare una visita in una piccola avventura storico-artistica.
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La rocca dei Borgia, tra potere e architettura militare
Immersa nella bellezza dell’Agro Falisco, la rocca di Nepi si alza sopra l’antichissimo borgo come una presenza scenografica: alta torre, bastioni massicci, mura possenti e quel profilo da fortezza che sembra fatto apposta per raccontare storie di papi, cardinali e famiglie ambiziose. Nepi, fondata forse già nell’VIII secolo a.C. su uno sperone tufaceo dai Falisci, ebbe fortuna grazie alla posizione lungo la via Amerina e all’abbondanza d’acque. Non stupisce, quindi, che nel Rinascimento diventasse un punto strategico sotto l’influenza della Santa Sede.
La svolta arrivò con i Borgia. Prima Alfonso de Borgia, divenuto papa Callisto III, fece restaurare la città e ampliare la rocca con la “torre rotonda”. Poi Rodrigo Borgia, futuro Alessandro VI, tra il 1479 e il 1483 volle ristrutturare il maniero, affidando probabilmente i lavori ad Antonio da Sangallo il Vecchio. L’obiettivo era trasformare il castello in una struttura moderna, capace di resistere alle nuove artiglierie. Alla cinta rettangolare furono aggiunti bastioni circolari e, in seguito, una parte residenziale.
Il nome più magnetico resta però quello di Lucrezia Borgia. Alessandro VI donò Nepi alla figlia il 9 ottobre 1499, elevandola al rango di ducato. La duchessa vi soggiornò per un breve periodo nel 1500, dopo la morte del marito Alfonso d’Aragona, assassinato in un clima di intrighi familiari e politici. La presenza dei Borgia terminò nel 1503, con la morte del papa, ma la rocca continuò a cambiare volto: passò agli Sforza, poi ad altri proprietari, fino all’arrivo dei Farnese.
Con Paolo III Farnese e il figlio Pier Luigi, Nepi conobbe una nuova stagione urbanistica. Antonio da Sangallo il Giovane intervenne su vie, piazze, palazzi e soprattutto sull’imponente cinta muraria della città. Dopo secoli di passaggi, decadenza e abbandono, il complesso fu donato al Comune nel 1962 e restaurato. Oggi la rocca è visitabile di norma nei fine settimana: il percorso attraversa i tre piani progettati dal Sangallo, tra sale di rappresentanza, residenze e alloggi. Il momento più bello? La salita alla torre, dove il panorama sull’Agro Falisco ricompensa ogni passo.
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