Ma voi lo sapevate che a Roma, nel centro storico, a pochi passi dai percorsi più battuti dai turisti c’è un una “chiesa segreta” che trasporta un pezzo di Lisbona nel cuore della Capitale? Anche chi conosce meglio la Città Eterna, può rimanere stupito dalla sua storia, internazionale e fatta di pellegrinaggi, diplomazia e legami profondi. Siamo nel rione Campo Marzio, in un luogo che custodisce una delle identità più affascinanti e meno conosciute della città.
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La chiesa “segreta” dei portoghesi nel cuore di Roma: un pezzo di Lisbona
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Stiamo parlando della chiesa di Sant’Antonio in Campo Marzio, nota anche come Sant’Antonio dei Portoghesi. È la chiesa nazionale della comunità portoghese a Roma.
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Fondata nel 1445 sul sito di un antico ospizio per pellegrini lusitani, rappresenta uno dei tanti esempi di “chiese nazionali” sorte nella Capitale per accogliere i fedeli stranieri. Nel Seicento l’edificio fu ampliato e trasformato in forme barocche dagli architetti Martino Longhi il Giovane e Carlo Rainaldi, assumendo l’aspetto monumentale che ancora oggi si inserisce, quasi a sorpresa, nel tessuto urbano di via dei Portoghesi.
All’interno, nonostante le dimensioni contenute, la chiesa colpisce per la ricchezza delle decorazioni e delle opere d’arte, con lavori di Antoniazzo Romano, Antonio Concioli e Antonio Canova.
Ma il legame con il Portogallo va oltre: nel Settecento una cappella interamente decorata in marmi e ori fu assemblata qui, consacrata dal Papa e poi smontata e trasferita a Lisbona, dove si trova ancora oggi nella chiesa di San Rocco. Un episodio unico che rende Sant’Antonio dei Portoghesi un vero ponte culturale tra Roma e il mondo lusitano.
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