L’altra faccia della medaglia, intervista all’artista David Renka

Articolo di Maria Cristina Cadolini Ho Incontrato David Renka nel suo laboratorio di Roma. Ha un morbido accento americano, ma padroneggia benissimo l’italiano; e non solo come […]
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L’altra faccia della medaglia, intervista all’artista David Renka

Articolo di Maria Cristina Cadolini

Ho Incontrato David Renka nel suo laboratorio di Roma. Ha un morbido accento americano, ma padroneggia benissimo l’italiano; e non solo come lingua italiana, ma anche come conoscenza di tutta la nostra storia dell’Arte, dalla Magna Grecia fino ad oggi, come scoprirò in seguito alla nostra chiacchierata. E realizzo che la mia prospettiva è errata quando parlo della “nostra” storia dell’arte, perché è vero che tutta l’Arte prodotta è patrimonio dell’umanità. Ma sono andata troppo avanti. Ci accomodiamo nel suo studio che avevo già visto in occasione di una passata edizione della RAW, Roma Art Week a cui lui partecipa regolarmente. Passiamo in una stanza con una prima scultura, stile Calder, con piccoli corpi che galleggiano con leggerezza in equilibrio dal soffitto. Mi complimento con lui. David sorride e mi racconta che la scultura è stata realizzata dalla moglie, anche lei artista, anche lei molto timida. “Più timida di me” confessa.

–      David, tu sei Americano di quale zona degli Stati Uniti?”

D. Renka: Hai visto Via col vento? Da quelle parti, vicino Atlanta. Sono arrivato a Roma negli anni ’70. Studiavo Arte negli Stati Uniti, quando mi suggerirono di venire a Roma per studiare e approfondire le tecniche di fusione del bronzo”

–      Come tutti gli artisti dal rinascimento in poi, in Italia per un viaggio di formazione? E poi cosa è successo?

D. Renka: Sono arrivato a Roma e ho frequentato la Scuola dell’Arte della Medaglia per incisori della Zecca dello Stato. All’epoca eravamo quasi tutti stranieri, molti inviati dalle nazioni per imparare le tecniche di incisione delle monete. Venivano dal Nord Europa, dalla zecca di Malta, da tanti altri paesi. Di italiani ce ne erano pochi. Oggi no, oggi nella scuola gli[CMC1]  italiani ci sono.  Ho frequentato mi sembra per 4 anni, e poi sono rimasto a Roma, ho conosciuto Roma abitando in diverse zone. In via del Corso, poi a Campo de’ Fiori, sulla Nomentana e poi a Monteverde Vecchio che è stato proprio una sorpresa, una dimensione diversa dalla Roma che avevo visto fino allora. Ho disegnato e creato diverse Medaglie Commemorative per la FAO con l’effige di capi di Stato, una serie dei rovesci della monetazione ufficiale del paese per San Marino dedicate al pensiero filosofico. Molte altre medaglie per aziende e corporazioni.  Una medaglia è al British Museum, commemorativa dell’11 settembre 2001.

–      Il British Museum è un luogo prestigioso per un Artista, una grande soddisfazione…

D. Renka: Ho visto le Twin Towers come un grande numero 11.  Nell’altra faccia della medaglia, sul rovescio, volevo richiamare l’attenzione al fatto che sì, ciò che era successo a New York era terribile ma che ci sono paesi nel mondo in cui atti così, magari meno eclatanti, succedono quasi ogni settimana.

–      L’argomento Medaglie commemorative e Ritratti su medaglie ha una lunga e prestigiosa storia, dagli Imperatori Romani sulla monetazione fino da Pisanello in poi, racchiude un intero mondo

D. Renka: Si, una delle sfide che rende la creazione di una medaglia con un ritratto così interessante è che in realtà si tratta sempre di un doppio ritratto. Doppio perché sul diritto è raffigurata la persona e sul rovescio c’è una composizione che racconta di lui; chi è e cosa ha fatto di importante. Nel caso di un giovane c’è una difficoltà particolare perché mentre potrebbe aver un viso molto “ritrattabile”, raramente avrà già fatto qualcosa da ricordare. Anzi, sono più i casi in cui i genitori vorrebbero potersi scordare dei gesti del figlio sedicenne!

La mia esperienza nel creare medaglie, oggetti che offrono ben poco spazio all’artista, mi ha insegnato a pensare anche in piccolo, a cercare un particolare che da solo potrebbe rappresentare un insieme molto più vasto.

–      Ma nella tua produzione artistica non c’è solo il bronzo, nel tuo studio vedo quadri, disegni, quadri in terracotta, sculture…

D. Renka: Si, con il tempo mi sono accorto che il piccolo spazio delle medaglie mi rendeva maniacale, troppo attento al dettaglio, troppo meticoloso. Ma chiuso giorno dopo giorno da solo nella mia stanza a volte me sembrava di implodere. Per esprimermi con più libertà ho scoperto che fare opere erotiche mi offriva quel cambiamento di cui avevo bisogno. Non sono le posizioni che mi interessano ma l’intreccio di corpi ed emozioni.  Passo molto della mia vita lavorativa in solitudine mentre la presenza di una o due persone mi cambia l’atmosfera e il ritmo.  C’è una tensione perché ho un blocco di tempo limitato in cui devo riuscire, non come quando lavoro da immaginazione o foto e posso rimandare e riprendere quando voglio

Disegnare o dipingere un nudo può risultare falso, affettato, senza senso. Invece rappresentando una scena più o meno esplicita della sessualità, il nudo trova una sua ragione, è più spontaneo e vero. Non è solo una posa, ritorna ad appartenere alla dimensione vitale. Qualcuno può essere scandalizzato dalla questa mia produzione, ma io la trovo emozionante.

E poi ci sono le sculture…ho problemi di spazio qui, non sappiamo più dove metterle in studio e a casa …se da IKEA vendessero dello spazio invece che dei mobili sarebbe meglio (ndr: ridiamo).

Ho usato molto anche la carta velina. Gli anni in cui ero concentrato principalmente sul creare medaglie mi hanno reso un po’ maniacale nel mio approccio e così ho cercato un materiale che mi consentiva di non agonizzare sopra ogni millimetro quadrato della superficie.

I giovani artisti, specialmente gli scultori, si lamentano spesso che non possono lavorare perché non hanno né i soldi per pagare dei materiali costosi, né uno studio in cui usarli. Ma anche in questo caso volevo far vedere che con una minima spesa per carta velina, colla, un pennello e una tela, un angolo di una stanza magari con il pavimento preventivamente coperto da fogli di giornali e molta pazienza era comunque possibile creare opere d’arte.

–      David, il tuo è un lavoro molto personale, hai degli allievi che segui?

D. Renka: No, purtroppo no. Cioè non consiglierei mai ad un ragazzo o ragazza di intraprendere la vita dell’artista. E’ troppo dura. Sarebbe come portarli su una cattiva strada, cioè a cuor leggere non incoraggerei un innocente a diventare artista…E’ un mestieraccio e la musa è spesso lunatica!  Però se una persona ha già fatto questa scelta, io sono disponibile a dare consigli, ad arricchire la loro formazione. Io stesso ho avuto un mentore a cui devo molto, l’incisore Pietro Giampaoli. Il segreto dell’Arte è la pazienza. Ma è anche business. A noi artisti della mia generazione nessuno ha dato strumenti di marketing o di business. Invece i giovani devono avere anche quella formazione. Nel rinascimento c’erano le botteghe. L’artista che aveva la bottega era un vero uomo d’affari, prendeva ordini e commesse, organizzava il lavoro della sua squadra di artisti, li teneva a libro paga. Ogni bottega era una azienda.

Quando negli Stati Uniti mi sono trovato alla facoltà di belle arti come studente, ingenuo come ero, pensavo di trovare un tipo di bottega artistica, ma non era così e sono rimasto un pò deluso anche se c’erano dei validissimi professori.  Invece quando sono arrivato a Roma sono rimasto affascinato dal poter camminare per strada e passare davanti bottega dopo bottega dove da generazioni persone portavano avanti certi mestieri.  Vedere la varietà e l’alta qualità era inebriante.  Purtroppo, oramai molti di queste sono state chiuse oppure sono state costrette di spostarsi in posti sperduti attorno Roma per lasciare lo spazio a fast-food, jeanserie, negozi di cianfrusaglie e gelaterie.

–      Ho letto della tua riflessione sulla pandemia e sui volti. Hai scritto che ami molto i volti e che la mascherina rimarrà come elemento emblematico della Pandemia 2020. Oggi Settembre 2021 pensi che stiamo andando verso una rinascita una apertura o ancora non è tempo di togliere la mascherina ai tuoi ritratti.

David Renka: Questo ritratto “pandemico” è ispirato dalla nostra attuale condizione. Allude a come il virus ha condizionato un aspetto del mio lavoro, io artista con la mia modella (mascherata). E nel guardare questa situazione piuttosto goffa, l’artista e la sua modella (mascherata), lo spettatore vedrà riflessa la propria. No, ancora non è tempo di togliere la mascherina, nemmeno dai miei ritratti.

–      David, cosa ha in piano per il prossimo tuo futuro espositivo.

D. Renka: La Roma Art Week RAW2021, dal 20 al 30 ottobre. Vi aspetto.

Dell’artista David Renka ricordiamo la Produzione per la FAO per i Ritratti di capi di Stato, Le monete fior di conio 1996 per La Repubblica di San Marino “l’Uomo e il pensiero filosofico, verso il terzo Millennio”, La Medaglia Commemorativa 11 Settembre esposta al British Museum.

Tra le numerosissime mostre ricordiamo:

2016 : Faces and Places presso la Tri Mission Art Gallery (Roma, Ambasciata USA – 1-30 settembre 2016)

2019 : Antologica presso la galleria di ArtSharing Roma

Articolo di Maria Cristina Cadolini