Sul Lago di Bolsena, l’Isola Bisentina intreccia storia, leggende, misteri religiosi e immaginario esoterico.
Sul Lago di Bolsena c’è un’isola che sembra fatta apposta per accendere l’immaginazione. È l’Isola Bisentina, un luogo dove il paesaggio lacustre incontra memorie nobiliari, chiese antiche, simboli religiosi e racconti esoterici. La sua leggenda parla di sepolture incerte, percorsi spirituali, accessi sotterranei e figure sospese tra storia e mito. Ma rappresenta davvero l’intreccio tra storia e immaginario collettivo.
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L’Isola del Lago di Bolsena e l’enigma di Giulia Farnese
L’Isola Bisentina sorge davanti a Capodimonte, nel cuore del Lago di Bolsena. A renderla affascinante non è solo la posizione, ma il modo in cui storia e leggenda si sovrappongono. Uno dei nomi più evocativi legati all’isola è quello di Giulia Farnese, detta “la Bella”, figura celebre del Rinascimento e legata ad Alessandro VI Borgia.
Di Giulia Farnese, paradossalmente, non resta un ritratto certo. La sua memoria sembra essersi dissolta tra ipotesi, allusioni e immagini attribuite. Anche il luogo della sua sepoltura resta incerto: dal testamento sappiamo che avrebbe voluto riposare nel lago di Bolsena, nell’isola vicina all’amata Capodimonte. Morì a Roma durante la peste del 1524 e, secondo una suggestiva ipotesi, i suoi resti potrebbero trovarsi ancora nella Bisentina, nel santuario di famiglia poi trasformato nella chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo.
L’isola è quasi un laboratorio della memoria: non offre risposte definitive, ma tracce. Dame con l’unicorno, Madonne quattrocentesche, affreschi, cappelle e rovine aiutano a costruire un racconto in cui la storia documentata dialoga con il fascino dell’incertezza.
La leggenda più misteriosa riguarda Agarthi, il mitico regno sotterraneo diffuso in alcune tradizioni esoteriche. Secondo questa visione, l’Isola Bisentina sarebbe una delle possibili vie d’accesso a quel mondo nascosto. L’idea fu alimentata anche da Vincenzo Fieschi Ravaschieri, duca di Roccapiemonte, proprietario dell’isola dal 1912.
Perché proprio qui? Perché l’isola possiede elementi perfetti per un racconto simbolico: è circondata dall’acqua, ha un Monte Tabor, legato all’idea di luce e trasfigurazione, e conserva la memoria della Malta, un’oscura prigione ricordata anche da Dante nel Paradiso. In alto, dunque, la salita spirituale; in basso, l’abisso.
Photo Credits: Annarita Canalella
