Roma è invasa da graffiti e slogan: oltre alla multa per chi imbratta, ci sono costi e responsabilità spesso ignorati (ma pesano su tutti).
Passeggiando per Roma è difficile non imbattersi in scritte, slogan e graffiti che coprono muri pubblici e facciate private e contro i quali i provvedimenti vanno ben oltre la multa per chi imbratta. Anche perché si tratta di un fenomeno diffuso, che negli anni ha assunto dimensioni sempre più evidenti e che incide anche sul decoro urbano della Capitale. Ma dietro la rimozione di queste scritte si nasconde una questione meno nota, che riguarda costi, responsabilità e sanzioni.
Roma, graffiti e vandalismo: qual è la multa e chi paga davvero?
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Quando i graffiti compaiono su edifici pubblici, è il Comune a intervenire attraverso l’Ufficio qualità urbana, che attiva gli interventi di pulizia anche in base a un sistema di priorità. Un servizio che solo negli ultimi interventi documentati ha comportato una spesa significativa: circa 465 mila euro.
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Diversa è la situazione per gli edifici privati. In questi casi, infatti, la responsabilità ricade sui proprietari o sui condomini, che sono tenuti per regolamento a mantenere pulite le facciate visibili dalla strada. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, sono proprio i residenti a dover sostenere i costi della rimozione, spesso anche più volte nel tempo.
In alcune situazioni particolari, come scritte offensive o particolarmente gravi, il Comune può intervenire direttamente o sollecitare un’azione più rapida.
Sul fronte delle sanzioni, il quadro normativo è chiaro almeno sulla carta. Chi viene sorpreso a imbrattare muri e facciate rischia una multa fino a 400 euro secondo il regolamento di polizia urbana. In caso di recidiva o situazioni più gravi, può intervenire anche il Codice penale, con sanzioni che arrivano fino a 12 mila euro.
Tuttavia, il vero problema resta l’individuazione dei responsabili: spesso i writer agiscono di notte e senza essere identificati, rendendo difficile l’applicazione concreta delle multe. Il risultato è un circolo vizioso: da un lato costi pubblici e privati sempre più elevati per ripulire i muri, dall’altro una difficoltà reale nel prevenire e sanzionare il fenomeno.
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