A poco più di un’ora da Roma c’è un borgo della Tuscia che sembra uscito da un libro illustrato. Case in pietra, scorci medievali, vicoli in salita e il verde dei Monti Cimini tutto intorno: Caprarola è una di quelle mete perfette per una gita fuori porta tra arte, natura e buona cucina.
Il simbolo del borgo è senza dubbio Palazzo Farnese, uno dei più sorprendenti esempi di architettura rinascimentale italiana. Imponente, scenografico, con la sua celebre pianta pentagonale che negli anni gli è valsa il soprannome di “Pentagono del Lazio”, il palazzo domina il paese dall’alto e racconta ancora oggi la grandezza della famiglia Farnese.
Nato inizialmente come fortezza militare nel Cinquecento su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, venne poi trasformato da Jacopo Barozzi, detto il Vignola, in una residenza sontuosa fatta di scalinate monumentali, sale affrescate, giardini terrazzati e giochi prospettici che ancora oggi lasciano senza fiato.
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Tra le stanze più suggestive ci sono la Sala del Mappamondo, gli ambienti decorati dagli Zuccari e la celebre Scala Regia, una scenografica rampa elicoidale che un tempo veniva percorsa persino a cavallo.
Ma visitare Caprarola significa anche vivere il lato più autentico della Tuscia. Passeggiando tra le viuzze del borgo, con vista sul Lago di Vico e sui boschi dei Monti Cimini, ci si imbatte in una realtà che negli ultimi anni è diventata un piccolo punto di riferimento gastronomico del territorio: Vineria Vignola.
Qui il viaggio continua a tavola. E non è un caso che il logo del locale sia ispirato proprio alla celebre scala elicoidale di Palazzo Farnese: un richiamo simbolico al legame fortissimo tra il borgo, la sua storia e l’identità del progetto.
Dietro la Vineria Vignola c’è una famiglia affiatata che ha trasformato una piazzetta del centro in una vera “piazza del gusto”.
Luigi Picca, maitre e sommelier con esperienze nei grandi ristoranti stellati europei, insieme alla compagna Claudia e alla cognata Katiuscia, cuoca anima della cucina, ha dato vita a tre anime diverse ma complementari: la vineria-caffetteria, la salumeria e la proposta di cucina calda legata alla tradizione.

Un progetto costruito attorno all’ospitalità, ma senza rigidità o formalismi. Lo stesso Luigi descrive il servizio con tre parole precise: “dinamico, giovanile e amichevole”. Nessuna sala impostata o atmosfera ingessata da fine dining: qui l’esperienza dell’alta ristorazione si traduce in qualcosa di conviviale e accessibile.
Le contaminazioni dei viaggi vissuti da Luigi tra Francia, Spagna e Italia si ritrovano nella selezione dei salumi, nei prodotti scelti e soprattutto nella carta vini, dove convivono etichette del territorio, Champagne francesi e grandi vini europei.
La cucina invece racconta la Tuscia attraverso piatti caldi, paste fatte in casa, ingredienti stagionali e prodotti locali reinterpretati con sensibilità contemporanea da Katiuscia, affiancata anche dalla figlia in un progetto sempre più familiare.
Il risultato è un luogo che accompagna tutte le ore della giornata: dalla colazione all’aperitivo, fino alla cena dopo una visita a Palazzo Farnese. Un posto dove il racconto della Tuscia passa prima dagli affreschi rinascimentali e poi dai sapori nel piatto e nei calici selezionati da Luigi e Claudia.
E proprio questa filosofia sarà protagonista anche ad Assaggi 2026, l’evento dedicato alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Il 17 maggio Claudia e Luigi porteranno il loro showcooking con un piatto che sintetizza perfettamente il loro approccio: tagliolini con agnello, asparagi, pecorino e lime. Un incontro tra tradizione locale e contaminazioni contemporanee, proprio come la loro storia.
