Napoli come Roma riscopre il suo Gazometro: da gigante industriale a simbolo di verde pubblico, memoria e nuova identità urbana.

loading

Tanti di noi, a Roma, conoscono il Gazometro come fenomeno di fascino dell’archeologia industriale in grado di trasformarsi per generare una nuova identità urbana, ma non tutti sanno che anche Napoli ha il suo gigante di ferro, una presenza un tempo produttiva diventata oggi simbolo di riscoperta, verde pubblico e memoria collettiva. Un luogo che, dopo anni di attese, è tornato a parlare alla città con una veste completamente diversa.

LEGGI ANCHE: Parole per disarmare il mondo: l’incontro di Emergency a Palazzo Esposizioni

Dal Gazometro di Roma al modello della rigenerazione urbana: il caso di Napoli

A Roma il Gazometro dell’Ostiense è ormai molto più di una struttura industriale dismessa: è un’icona urbana. Costruito tra il 1935 e il 1937, con i suoi quasi 90 metri d’altezza, è diventato nel tempo uno dei simboli più riconoscibili del quartiere. Dopo la dismissione, l’area ha iniziato un lungo percorso di riqualificazione: luci, eventi, innovazione, startup, laboratori tecnologici e progetti dedicati alla transizione energetica hanno trasformato il vecchio paesaggio produttivo in un distretto contemporaneo. Un esempio potente di come l’archeologia industriale possa diventare spazio culturale, economico e creativo.

LEGGI ANCHE: Tutti fotografano il Gazometro, ma pochi sanno cosa succede lì dentro

A Napoli, invece, la storia dell’ex Gasometro del Vomero ha preso una strada più verde e comunitaria. Nel 2023, dopo decenni di attese, mobilitazioni e lavori, l’area di viale Raffaello è stata restituita ai cittadini come Parco Minopoli, un polmone verde nato dove un tempo dominava l’impianto industriale.

Il parco, tra Cacciottoli, via Bonito e viale Raffaello, ospita percorsi pedonali, aree gioco, orti urbani, frutteti, fontane e una piccola cavea. Non è solo un giardino pubblico: è un pezzo di città salvato dalla speculazione, trasformato in spazio agricolo-didattico e affidato anche alla partecipazione di residenti e associazioni. Così il vecchio gigante industriale di Napoli conquista tutti: non con l’effetto skyline di Roma, ma con una rinascita più intima, quotidiana, popolare.