Antonio Canova in Galleria Borghese: la sua Paolina nasconde un ingranaggio che la faceva ruotare, moltiplicando luce e meraviglia.
A Roma, in Galleria Borghese c’è una statua di Antonio Canova che non si limita a farsi guardare: sembra quasi pensata per mettersi in scena. Dietro la grazia levigata della Paolina Borghese, infatti, si nasconde un dettaglio sorprendente: un ingranaggio in grado di far ruotare l’opera e moltiplicarne gli effetti di luce. Un trucco teatrale, raffinato e modernissimo, firmato da uno dei grandi maestri del Neoclassicismo.
Paolina Borghese, la Venere di Antonio Canova che fece scandalo (e che domina la Galleria Borghese)
La protagonista è la celebre Paolina Borghese come Venere vincitrice, una delle opere più famose conservate alla Galleria Borghese. Commissionata nel 1804 dal principe Camillo Borghese, marito di Paolina e membro di una delle famiglie più potenti di Roma, la statua nacque subito sotto il segno dell’ambizione e dello scandalo. Canova avrebbe inizialmente pensato a una Diana, ma Paolina preferì farsi rappresentare come Venere vincitrice, distesa su un elegante triclinio, con in mano il pomo della vittoria.
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La scelta non era innocente. Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone, accettava di entrare nel mito non come semplice nobildonna, ma come dea della bellezza. Secondo una delle tradizioni più celebri, quando le fu chiesto se avesse davvero posato quasi nuda per Canova, avrebbe risposto con ironia: “Ma la stanza era ben riscaldata!”. Vera o no, la battuta racconta bene il clima attorno all’opera: ammirazione, curiosità, imbarazzo e una dose di mondanità.
Il dettaglio più sorprendente, però, è tecnico. Canova inserì all’interno dell’opera un meccanismo che permetteva alla statua di ruotare su se stessa. Non era un capriccio da laboratorio, ma un’idea scenografica: far muovere lentamente Paolina alla luce delle candele, così da creare giochi sempre diversi di ombre, riflessi e morbidezze sul marmo.
In questo modo la scultura diventava quasi viva. Il corpo non cambiava, naturalmente, ma cambiava il modo in cui lo spettatore lo percepiva. È qui che la Paolina Borghese rivela il suo lato più moderno. Non è solo una statua da museo, ma una macchina visiva, pensata per sorprendere chi la osserva. Un piccolo teatro neoclassico nascosto dentro il marmo: elegante, sensuale, tecnologico.
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