Enrico Mancini, falegname della Garbatella, sfidò il fascismo e morì alle Fosse Ardeatine: una storia di coraggio e memoria romana.

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Tra le storie di Roma che meritano di essere raccontate, quella di Enrico Mancini parte da un mestiere semplice e arriva a una delle pagine più dolorose della storia della città e dell’Italia intera. Era un falegname della Garbatella e scelse di sfidare il fascismo, pagando quella scelta con la vita nel massacro delle Fosse Ardeatine. Ripercorrere la sua vicenda significa ritrovare, dietro un nome, il tenace coraggio di un uomo e il legame profondo tra un quartiere romano e la propria memoria.

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Dal lavoro da falegname alla Resistenza: Enrico Mancini dalla Garbatella, martire alle Fosse Ardeatine

Nato a Ronciglione nel 1896 e cresciuto a Roma, Enrico Mancini imparò a lavorare il legno, diventando ebanista. Dopo la Prima guerra mondiale aprì una falegnameria a Porta San Paolo. Negli anni Venti rifiutò di aderire al fascismo: gli incendiarono laboratorio e negozio, ma neppure la responsabilità di crescere sei figli lo convinse a cedere.

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Nel 1942 entrò nel Partito d’Azione, organizzando l’attività clandestina tra Testaccio, Ostiense e Garbatella. Dopo l’8 settembre 1943 aiutò perseguitati politici e militari sbandati, procurando armi e propaganda alla Resistenza. La banda Koch lo arrestò il 7 marzo 1944. Torturato e incarcerato a Regina Coeli, fu ucciso il 24 marzo nel massacro delle Fosse Ardeatine, a 47 anni.

A Garbatella il suo volto è diventato parte del paesaggio: il murales di Francesco Pogliaghi, in piazza Bartolomeo Romano, davanti al Palladium, racconta la sua storia. Sotto il ritratto, una targa inaugurata il 24 marzo 2021 ne ricorda il sacrificio. Nel 2026 sono trascorsi cinque anni da quella cerimonia e ottantadue dall’eccidio nazista, che costò la vita a 335 persone. Fermarsi davanti all’opera significa guardare e incontrare un abitante del quartiere che difese la libertà con scelte concrete. Una memoria romana da riconoscere durante una semplice passeggiata.

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Foto: Annarita Canalella
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foto: Annarita Canalella

Photo Credits: Annarita Canalella