Il Mondo sembra essere sul piede di guerra. Dopo il recente attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, il terrore di un conflitto globale sembra essere sempre più grande. Ma cosa succederebbe al Colosseo, simbolo dei beni culturali italiani e mondiali, in caso di guerra? Con la crisi internazionale che avanza, il suo valore storico e simbolico lo colloca al centro di una questione molto più ampia, regolata da convenzioni internazionali e sempre più rilevante nel mondo contemporaneo.
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Cosa succederebbe al Colosseo nel caso di una guerra globale?
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Il Colosseo rientra tra i beni culturali che il diritto internazionale considera da proteggere anche in caso di guerra. L’Italia, infatti, è firmataria della Convenzione dell’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, un trattato che impone agli Stati di salvaguardare monumenti, musei e siti storici anche durante le operazioni militari.
Secondo questo principio, luoghi come l’Anfiteatro Flavio vengono riconosciuti come patrimoni di valore universale e non dovrebbero diventare obiettivi militari. Il Colosseo si trova all’interno del Centro Storico di Roma, inserito nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Questo significa che la sua tutela non riguarda solo l’Italia ma, in un certo senso, l’intera comunità internazionale.
Distruggere monumenti simbolici significherebbe andare a colpire la memoria storica e l’identità culturale di un Paese. Proprio per questo le organizzazioni internazionali e le istituzioni culturali lavorano per prevenire questi rischi attraverso norme, cooperazione e monitoraggio.
Il Colosseo, d’altronde, è sopravvissuto a terremoti, saccheggi, invasioni e persino ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale che colpirono Roma nel 1943. E resta oggi uno dei simboli più potenti della continuità storica della città.
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