Gli affreschi della Cappella Sistina potrebbero non essere più quelli di Michelangelo: uno studio riapre il caso sul restauro del Novecento.

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Gli affreschi della Cappella Sistina sono tra le immagini più celebri della storia dell’arte, eppure ciò che oggi milioni di visitatori guardano ogni giorno potrebbe non coincidere completamente con quanto dipinto da Michelangelo. A riaprire una questione rimasta ai margini del dibattito storico-artistico per diversi decenni è uno studio che mette sotto esame il grande restauro del Novecento e solleva un interrogativo sorprendente sull’autenticità di alcuni dettagli ancora visibili.

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Il restauro della Cappella Sistina e il dubbio sui ritocchi agli affreschi di Michelangelo

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La questione riguarda il restauro della volta e delle lunette eseguito tra il 1980 e il 1994. Secondo la storica dell’arte Jessica Consalvi, che riprende le tesi avanzate già negli anni Ottanta da Alessandro Conti, durante la pulitura potrebbero essere state eliminate anche alcune parti originali realizzate da Michelangelo “a secco”, cioè sull’intonaco già asciutto.

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Il punto è tecnico ma molto importante. Nell’affresco il pigmento viene applicato sull’intonaco umido; la pittura a secco permette invece di aggiungere successivamente ombre, pieghe, rifiniture e correzioni. Durante il restauro molte di queste parti furono considerate aggiunte a posteriori e rimosse.

Consalvi ha confrontato diverse fotografie precedenti alla pulitura, immagini successive e incisioni cinquecentesche. Nel Profeta Zaccaria, per esempio, alcune antiche stampe mostrano delle pieghe del panneggio oggi scomparse; altre differenze sarebbero visibili anche nella Sibilla Libica, nella Sibilla Eritrea e nel Profeta Daniele.

La tesi resta però controversa. Il caporestauratore Gianluigi Colalucci sosteneva che molte delle parti eliminate fossero ridipinture eseguite in epoche successive e non interventi autografi di Michelangelo. Il nodo, dunque, rimane aperto: stabilire quante delle rifiniture perdute appartenessero davvero alla mano del maestro e quante fossero invece aggiunte posteriori.

Photo Credits: Shutterstock