Nel corso della Guerra Fredda il mondo ha assistito a scenari militari che oggi appaiono quasi incredibili. Tra questi, uno dei più inquietanti riguarda la Città Eterna. Per anni rimase nascosto nei documenti delle strategie militari delle grandi potenze e solo decenni dopo venne reso pubblico. Si tratta di un piano che prevedeva l’uso della bomba atomica su Roma, un’ipotesi che avrebbe potuto cambiare radicalmente la storia della città, dell’Italia e dell’Europa.
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Il piano nucleare del Patto di Varsavia e la possibilità di una bomba atomica su Roma
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Ovvero da una simulazione militare del 1979 nota come “Seven Days to the River Rhine”, un’esercitazione strategica del Patto di Varsavia resa pubblica dal governo polacco nel 2005. In questo scenario, che immaginava un conflitto su larga scala tra NATO e blocco sovietico, Roma figurava tra gli obiettivi da colpire con armi nucleari. L’idea era quella di neutralizzare rapidamente i centri decisionali dell’Europa occidentale per impedire una risposta coordinata delle forze NATO.
Secondo il piano, la Capitale rappresentava un bersaglio di primaria importanza per diversi motivi: politico, militare e simbolico. A Roma aveva sede il governo italiano, alleato strategico dell’Alleanza Atlantica nel Mediterraneo, ma anche il Vaticano, considerato dai pianificatori sovietici un centro di influenza culturale e religiosa capace di mobilitare l’opinione pubblica occidentale.
Nelle simulazioni elaborate dal Patto di Varsavia, Roma sarebbe stata colpita nei primi giorni di un eventuale conflitto con testate nucleari tattiche e strategiche, con l’obiettivo di eliminare ogni capacità di comando e coordinamento. La distruzione della capitale avrebbe dovuto impedire all’Italia di mobilitare rapidamente le proprie forze armate e di sostenere le operazioni NATO nel Mediterraneo.
Colpire Roma avrebbe avuto anche un forte impatto strategico sul piano militare. La città rappresentava infatti un nodo logistico fondamentale per le comunicazioni e per il coordinamento delle operazioni nel Mediterraneo, dove operava la Sesta Flotta statunitense.
Fortunatamente tutto questo rimase soltanto uno scenario teorico. Ma quei documenti mostrano quanto, durante la Guerra Fredda, anche la Città Eterna fosse stata considerata un possibile bersaglio in un conflitto nucleare globale.
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