Via del Corso, tra negozi e storia, nasconde un’origine curiosa: qui nasce anche l’espressione “avere la prescia al culo”, legata alla fretta.
Via del Corso è una delle strade più celebri di Roma, attraversata ogni giorno da migliaia di persone tra negozi, palazzi storici e flussi turistici continui. Ma dietro il suo nome e la sua fama si nasconde anche una curiosa espressione popolare, tanto colorita quanto radicata nel linguaggio comune: “avere la prescia al culo”. Un modo di dire che richiama immediatamente l’idea della fretta, ma che affonda le sue radici in una storia sorprendente.
Le corse sfrenate nel cuore di Roma: come è nata l’espressione “avere la prescia al culo”
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Per secoli, l’attuale Via del Corso — un tempo chiamata via Lata — è stata teatro di spettacolari e pericolose corse di cavalli senza fantino. Durante il Carnevale romano, questi animali venivano lanciati al galoppo lungo un percorso che partiva da Piazza del Popolo e arrivava fino a Piazza Venezia, attraversando una folla compatta e spesso incauta.
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Per aumentare la velocità dei cavalli, si ricorreva a un metodo tanto crudele quanto efficace: veniva applicata sotto la coda una sostanza urticante chiamata “prescia”, composta da peperoncino, pece e ortica. Il dolore spingeva gli animali a correre all’impazzata, rendendo lo spettacolo ancora più adrenalinico — e pericoloso. Gli incidenti erano frequenti, con cavalli fuori controllo e spettatori travolti lungo il percorso.
Queste corse continuarono per oltre quattro secoli, diventando uno degli eventi più attesi e discussi della città. I più ricchi osservavano la scena dai balconi o da tribune improvvisate, mentre il popolo assisteva direttamente dalla strada, trasformata in una sorta di arena urbana.
Nel 1874, però, tutto finì: dopo l’ennesimo incidente, re Vittorio Emanuele II decise di abolire definitivamente le corse, giudicate ormai troppo pericolose. Ma se la tradizione scomparve, il suo ricordo rimase vivo nel linguaggio.
È proprio da questa pratica che nasce l’espressione “avere la prescia al culo”: un’immagine vivida, quasi brutale, per indicare chi ha una fretta incontrollabile, proprio come quei cavalli lanciati a tutta velocità lungo il Corso.
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