Ponte Sant’Angelo e i suoi dieci angeli: non sono solo decorazioni, ma raccontano una storia che cambia lo sguardo su Roma.

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Chi attraversa Ponte Sant’Angelo spesso guarda i suoi dieci angeli come una delle scenografie più celebri del panorama di Roma. Eppure quelle statue non sono soltanto un ornamento barocco: hanno una posizione, un significato e una funzione precisa. Scoprire il motivo per il quale si trovano proprio lì cambierà il tuo modo di osservare il ponte, il castello e il cammino che per secoli ha accompagnato i pellegrini verso San Pietro.

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Ponte Sant’Angelo e i suoi dieci angeli: cosa si nasconde dietro la loro posizione

Prima di diventare Ponte Sant’Angelo, questo attraversamento sul Tevere si chiamava Ponte Elio, voluto dall’imperatore Adriano nel II secolo per collegare la città al suo mausoleo, l’attuale Castel Sant’Angelo. Con il tempo, però, il passaggio assunse un valore diverso: nel Medioevo divenne una via fondamentale per i pellegrini diretti alla basilica di San Pietro.

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La svolta vera e propria arrivò con la tradizione legata a papa Gregorio Magno. Secondo il racconto, nel 590, durante una processione contro la pestilenza, l’arcangelo Michele apparve sulla sommità del mausoleo mentre rinfoderava la spada. Quel gesto fu letto come il segno della fine dell’epidemia. Da qui il nome di Castel Sant’Angelo e, di riflesso, quello del ponte.

Nel Seicento papa Clemente IX affidò a Gian Lorenzo Bernini il progetto delle dieci statue angeliche. Bernini ne disegnò l’insieme, mentre la realizzazione fu affidata soprattutto ai suoi allievi. Ogni angelo regge un simbolo della Passione di Cristo: la colonna, i flagelli, la corona di spine, il velo della Veronica, la tunica, i chiodi, la croce, il cartiglio con l’INRI, la spugna e la lancia.

Per questo gli angeli non sono un elemento decorativo casuale: trasformano il ponte in un percorso spirituale. Chi lo attraversava non vedeva solo statue, ma una sequenza narrativa sul dolore, il sacrificio e la redenzione. E, inoltre, addirittura le nuvole sotto i piedi delle figure servivano a farle apparire sospese, quasi in volo, sopra il cammino dei pellegrini.

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