A trent’anni esatti dalla scomparsa di Amelia Rosselli, l’11 febbraio 2026 il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre ospita L’inferno, tessuto da mani perfette, una serata speciale dedicata a una delle voci più radicali e inclassificabili del Novecento italiano. Poetessa, etnomusicologa e organista, Rosselli ha attraversato letteratura, musica e pensiero critico con una scrittura dirompente, che ancora oggi interroga il nostro tempo.
Firmato da Fabrizio De Rossi Re, autore e regista dell’azione musicale, lo spettacolo sceglie una forma ibrida e stratificata, dove parola, voce, musica e immagine si intrecciano per entrare nella materia viva della poesia rosselliana. Non una commemorazione, ma un attraversamento: un lavoro che restituisce la complessità formale e sonora dei testi, la loro tensione intellettuale, la fragilità estrema e la violenza del pensiero che si fa linguaggio.
In scena, Diletta Masetti (attrice), Maria Chiara Forte (soprano) e lo stesso De Rossi Re al pianoforte danno corpo a una partitura che mette in relazione poesie in italiano e in inglese con una scrittura musicale costruita sul ritmo e sulla musicalità della lingua. A questi livelli si innestano le video-installazioni di Lorenzo Letizia e la presenza critica di Andrea Cortellessa, che interviene con un testo tratto dal suo saggio Con l’ascia dietro le nostre spalle: una voce che non spiega né introduce, ma apre ulteriori campi di risonanza e ascolto.
L’opera di Amelia Rosselli
Segnata dall’esperienza dell’esilio, dal plurilinguismo e da una ricerca incessante sulla struttura della parola, la scrittura di Rosselli trova qui una traduzione scenica fatta di fratture, contrasti e discontinuità. Ne emergono zone d’ombra e improvvisi lampi di luce, ironia inattesa e tensioni profonde, restituendo l’opera della poetessa nella sua natura instabile e profondamente contemporanea.
«Ho deciso di partire dal ricordo della sua voce per costruire una partitura sui suoi testi», racconta Fabrizio De Rossi Re, che conobbe Rosselli nei primi anni Novanta. «Una voce enigmatica, capace di aprirsi all’improvviso a luminosità solari, erotiche e violente, insieme a una fragilità disarmante». Una complessità che lo spettacolo restituisce fino all’epilogo, segnato da quella felicità paradossale che Rosselli stessa definiva “un micro-organismo nell’interno dell’infelicità”.
Prodotto dall’Università Roma Tre attraverso la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium e il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, L’inferno, tessuto da mani perfette si inserisce nel convegno internazionale Un echeggiare violento. Trent’anni con Amelia Rosselli (11–13 febbraio), che riunisce studiosi, critici e artisti in diversi luoghi della capitale. Un’occasione per tornare a interrogare un’opera che non smette di parlare, di ferire e di illuminare.