C’è un Lazio fatto di piccoli produttori, mani che lavorano la terra da generazioni e storie che meritano di essere raccontate. È questo il cuore di “Teatro del Gusto – Aggiungi il Lazio a Tavola”, il format ideato da Hotel Diana Roma per portare nel cuore della Capitale le eccellenze agroalimentari regionali attraverso incontri, degustazioni e racconti diretti dei protagonisti.
L’ultimo appuntamento, che si è tenuto il 7 luglio nella splendida cornice de L’Uliveto Roof Garden, ha avuto come protagonista Le Faeta, realtà agricola di Arpino, in provincia di Frosinone, che ha scelto di dedicare la propria attività alla riscoperta dei grani antichi e alla panificazione naturale.
Una serata dedicata alla “cerealicoltura eroica”, come l’ha definita il suo fondatore Simone Scappaticci, che porta avanti le coltivazioni sui terreni di famiglia ad alta quota, intorno ai 900 metri sul livello del mare, senza l’utilizzo di diserbanti, pesticidi e conservanti.
Le Faeta, la storia di un grano che nasce in montagna
«Questa combinazione ci permette di lavorare nella maniera più naturale possibile e di ottenere un grano con caratteristiche particolari, con profumi e sapori che fanno la differenza», ha raccontato Simone Scappaticci durante la serata.
Nei campi di Arpino crescono varietà antiche come l’Abbondanza, un grano tenero particolarmente adatto alle condizioni climatiche del territorio, e il Senatore Cappelli, utilizzato per la produzione della pasta protagonista del menu.
La filosofia de Le Faeta è quella di recuperare un modo antico di fare agricoltura e trasformazione: farine macinate a pietra, lievitazioni naturali e cotture esclusivamente nel forno a legna. Una scelta che si ritrova nei pani, nei cracker, nei grissini e nei prodotti da forno dell’azienda, capaci di restituire un gusto autentico e riconoscibile.
Uno degli aspetti più interessanti raccontati durante la serata riguarda proprio il grano Abbondanza, una varietà che sviluppa poco glutine rispetto ai grani moderni e che permette di ottenere prodotti particolarmente leggeri e digeribili.
L’Uliveto Roof Garden: un giardino segreto sopra Roma
A fare da scenografia alla serata è stato uno dei luoghi più suggestivi dell’ospitalità romana: L’Uliveto Roof Garden dell’Hotel Diana.
A pochi passi dalla stazione Termini, all’ottavo piano dello storico albergo, si apre infatti una terrazza che sembra sospesa dalla città. Un vero giardino nel cielo, nato nel 1996 dalla volontà della famiglia De Angelis di trasformare il tetto dell’hotel in qualcosa di diverso da una semplice terrazza panoramica.
Oggi quegli ulivi piantati quasi trent’anni fa continuano a caratterizzare lo spazio insieme a piante mediterranee, agrumi, rosmarino, lavanda e fiori stagionali. Un angolo verde dove il tempo sembra rallentare e dove Roma si osserva dall’alto in una dimensione quasi cinematografica.
L’Hotel Diana rappresenta inoltre una delle realtà storiche a “conduzione familiare” della Capitale: da quattro generazioni la famiglia De Angelis porta avanti un’idea di ospitalità fatta di accoglienza personale, cura dei dettagli e capacità di rinnovarsi senza perdere la propria identità.
Ed è proprio questa capacità di guardare al futuro che ha portato anche all’arrivo del nuovo chef Umberto Vezzoli, chiamato a reinterpretare la proposta gastronomica dell’hotel con uno sguardo contemporaneo.
Il nuovo percorso gastronomico firmato Umberto Vezzoli
Per il Teatro del Gusto lo chef Umberto Vezzoli ha costruito un menu capace di valorizzare le materie prime de Le Faeta senza coprirne l’identità.
Il percorso è iniziato con i prodotti da forno dell’azienda di Arpino, tra cracker con tartare di gambero e sandwich di tonno con sablé al parmigiano, per poi arrivare al piatto più apprezzato della serata: lombrichello realizzato con grano Senatore Cappelli e condito con un ragù di carote di Maccarese e fiori di zucchina.

Una scelta non casuale dello chef, che ha spiegato di aver preferito una pasta di grano rispetto a una pasta all’uovo proprio per bilanciare la dolcezza naturale del condimento.
A seguire, una reinterpretazione della mozzarella in carrozza con pan bauletto di grano Abbondanza, acciughe e finocchi al forno con anice stellato, realizzata con una tempura leggera al posto della classica panatura.
A chiudere la serata non poteva mancare un omaggio alla tradizione romana con il maritozzo al cioccolato.
Il Lazio nel bicchiere: i vini di Casale Marchese
A guidare il racconto del Lazio anche attraverso il vino sono stati la sommelier Clara Montesanto e l’enologo Paolo Peira, figura di riferimento nel panorama vitivinicolo laziale, che ha accompagnato gli ospiti alla scoperta dei vini di Casale Marchese, spiegando come ogni calice sia il risultato dell’incontro tra vitigni autoctoni, storia e caratteristiche uniche dei suoli vulcanici dei Castelli Romani.
Protagonisti della degustazione sono stati proprio i vini di questo territorio, capaci di esprimere la mineralità e l’identità di una zona dalla forte vocazione agricola. Dal Frascati Superiore, ottenuto da varietà autoctone come Malvasia Puntinata e Trebbiano, fino al blend con Chardonnay e al Cannellino, il percorso ha mostrato come il vino laziale sappia ancora raccontare tradizione, cultura e nuove interpretazioni.
«Il Frascati è un vino estremamente versatile – è stato spiegato durante la degustazione – capace di accompagnare dalla cucina di mare ai piatti della tradizione romana».
Un viaggio nel Lazio senza lasciare Roma
Il Teatro del Gusto si conferma così un progetto che va oltre la semplice cena: è un incontro tra produttori, chef e pubblico, un modo per portare alla luce quelle realtà agricole che custodiscono il patrimonio gastronomico della regione.
Quella dedicata a Le Faeta è stata una serata dedicata alla memoria e all’innovazione, alla terra di Arpino e alla capacità di un prodotto semplice come il grano di raccontare un intero territorio.
Perché, alla fine, aggiungere il Lazio a tavola significa proprio questo: conoscere le persone, le storie e le passioni che stanno dietro ogni ingrediente.
