Dal 16 gennaio scorso è disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica ‘Certe sere’: un brano che racconta una relazione giunta al termine, osservata attraverso gli occhi di chi continua a sperare che non sia ancora tutto perduto
I ‘The Kollege’ sono una band Indie/Rock che ci ricorda tanto gli entusiasmanti inizi di gruppi musicali che ci hanno stravolto la vita. Per questo motivo, facciamo tutti il ‘tifo’ per loro, poiché sono proprio simpatici. E poi sono un gruppo dinamico, creativo, fanno tanti concerti ‘live’ e raccolgono un ‘botto’ di visualizzazioni su YouTube e TikTok. Insomma, sono tre ragazzi, Alessandro (voce e chitarra), Lorenzo (batteria) e Paolo (chitarra basso), che si danno da fare. Il loro nuovo singolo, dal titolo ‘Certe sere’, è una canzone un po’ malinconica, capace però di evocare certe atmosfere delle sere d’estate al tramonto: quei momenti in cui i pensieri si fanno più densi, le lacrime scendono silenziose e l’attesa di un treno in stazione porta con sé tutta l’amarezza per ciò che è stato e non tornerà più. Dal punto di vista sonoro, il brano si muove con naturalezza nei territori dell’Indie/Rock, anche se loro sottolineano di essere una band “solamente Rock”. Qui di seguito, vi proponiamo in esclusiva il videoclip del brano e una chiacchierata con Alessandro, il ‘frontman’ del gruppo.
Carissimo Alessandro, innanzitutto parlaci di ‘Certe sere’, il vostro nuovo singolo, un brano Indie-Rock per niente banale: è solo questa l’identità dei ‘The Kollege’ o siete aperti anche a esperimenti di altro genere e tipo?
“I ‘The Kollege’ hanno un’identità Rock. ‘Certe Sere’ è un brano di cui siamo orgogliosissimi, anche perché finalmente è la nostra nuova uscita dopo mesi dalla pubblicazione nel nostro primo disco: ‘Sensibility’. Ecco, proprio nel disco ci sono sonorità prettamente rock, funk e blues. Ci piace molto anche scrivere pezzi più introspettivi e ‘Certe sere’ è uno di quei brani. Cerchiamo sempre di ragionare su cosa ci piace di più, piuttosto che su quello che stiamo facendo”.
Ma di cosa parla esattamente ‘Certe sere’? Sembra la storia di una delusione amorosa di qualcuno di voi: è così?
“Certe sere parla di una relazione finita, ma attraversata dalla speranza che, un giorno, possa esserci un ritorno. È un brano malinconico, capace di riportare alla mente tutti quei ricordi legati alle sere al tramonto, quelle da cui, per citare il testo, “non si guarisce mai”. Tra noi tre, forse è Lorenzo ad aver vissuto più da vicino la situazione raccontata nel brano. La sua esperienza personale si riflette in queste parole: “La mia relazione è stata una parentesi di vita così intensa da farmi sentire dentro una storia d’amore da film. Le cose, però, dopo poco non sono andate come sognavo e ho voltato pagina, lasciando un segnalibro in quella precedente. Con lei ho chiuso definitivamente i rapporti per evitare ulteriori sofferenze, ma non ho mai smesso di aspettare, anche se non sapevo esattamente cosa stessi aspettando. Il singolo si ferma qui, ma la storia d’amore da film, per me, è tornata… e con la stessa persona”. Più generale, però, il brano parla di tutti e tre. Parte da un nostro sentimento comune: la speranza in un futuro che non ci costringa a vivere con la paura di avere figli. Il messaggio passa attraverso una storia d’amore perché è un linguaggio universale: quello che arriva più facilmente a chi ascolta, soprattutto ai più giovani. Con canzoni come ‘Certe sere’, il nostro obiettivo è proprio questo: diffondere un sentimento di speranza”.
Ma chi l’ha pensato ‘sto pezzo? Chi ha avuto l’ispirazione originaria?
“L’idea principale è venuta fuori da Lollo, il batterista. Ha avuto l’idea di questo ritornello, a noi è piaciuto subito e siamo andati in studio ad arrangiare il pezzo”.
Alcuni critici, ascoltandovi, pensano ai primi Police, altri addirittura ai Led Zeppelin e altri ancora ai Pink Floyd: e voi? Quali sono i vostri punti di riferimento musicale?
“Sono decisamente quelli citati nella domanda. Sono esattamente quelli, i nostri gruppi di riferimento. Poi ci sono da aggiungere i Red Hot, sicuramente, come anche John Mayer Trio e altri. Abbiamo poi tutti e 3 diversi tipi di influenze, e ciò è quello che rende la nostra musica riconoscibile, secondo noi”.
È vero che fate un ‘botto’ di visualizzazioni sui social e su TikTok? Sarà questo, in futuro, il modo per farsi conoscere e di fruire la musica?
“Sì, è vero, ahahah (ride…). Sicuramente, i social sono il modo più ‘semplice’ per cercare di farsi conoscere da un pubblico più ampio. Noi siamo stati fortunati ad aver trovato un trend che ci ha permesso di ‘andare virale’, ma attenzione: oltre alle cover su TikTok, noi abbiamo alle spalle tantissimi concerti ‘live’, un disco, ore passate in sala prove. Se hai solo i video di TikTok dietro a una telecamera, la cosa diventa limitante: il nostro obiettivo è suonare. E tanto”.
Progetti per il futuro: un primo album pieno di energia, come accadde per i Police di ‘Outlados d’amour’?
“Che album, magari! L’obiettivo ora è continuare a pubblicare pezzi con costanza e vedere che succede. Stiamo scrivendo un ‘sacco’ e siamo ‘gasati’ quando ci troviamo insieme in sala prove”.
In ogni caso, meritate complimenti sinceri per la vostra freschezza: potreste diventare i nuovi Maneskin, cosa ne pensate? Vi piacerebbe?
“Innanzitutto, grazie. Riguardo ai Maneskin, pensiamo che loro abbiano fatto o stiano facendo un ottimo percorso: hanno suonato ovunque e hanno dei pezzi ‘fighissimi’. Noi, però, siamo i ‘The Kollege’: crediamo anche che, in termini di sonorità, siamo 2 band molto differenti. A noi piacerebbe avere tanti concerti e tanta gente che canta la nostra musica. Poi, tutto il resto verrà da sè…”.
Intervista di Vittorio Lussana.