Mounya Allali: “La ricerca è uno strumento di empowerment e autoaffermazione femminile dal mondo arabo all’Europa”

Approda in Italia l’Accademia delle Marocchine del mondo con una conferenza internazionale e il coinvolgimento di istituzioni, diplomazia, impresa e università

Non solo un incontro pensato per le donne e la loro valorizzazione effettiva, culturale ed economica, ma un momento condiviso, d’invito al dialogo interreligioso e al confronto tra le culture. Uno spazio inclusivo, accolto da Roma Capitale per condividere programmi di ricerca internazionali e azioni concrete per costruire ponti di pace, in un mondo segnato dai conflitti. Sabato 7 marzo, alle ore 15.30, presso la Sala del Carroccio del Campidoglio, si terrà l’incontro ‘Donne dal mondo e cittadinanza: prospettive accademiche e diplomatiche sull’empowerment femminile’, promosso dall’Accademia delle Marocchine nel Mondo/Moroccan Women Academy Worldwide (Amdm) con il patrocinio della Città metropolitana di Roma Capitale. Con i saluti di Tiziana Biolghini, consigliera dell’Assemblea capitolina di Roma Capitale, delegata alle Pari opportunità, Politiche sociali, Cultura, Partecipazione, Trasparenza e Anticorruzione della Città metropolitana di Roma Capitale, l’iniziativa riunisce rappresentanti delle istituzioni, diplomazia internazionale, università, imprese, tecnologia e media, ponendo la ricerca come strumento di conoscenza e dialogo. Libertà e autoaffermazione delle donne, nel rispetto delle diversità, emergono come condizioni essenziali per una cittadinanza globale. Per saperne di più, ecco qui di seguito la nostra intervista a Mounya Allali, presidente dellAccademia delle donne marocchine nel mondo (Amdm).

Professoressa Allali, come si è accostata alla ricerca e, quanto conta in Paesi in cui non sempre le libertà fondamentali della donna sono affermate?

“La ricerca fa parte della mia formazione, della mia funzione e del mio lavoro. Attualmente, sono Advisor presso l’Università del Piemonte orientale, responsabile dei progetti con le università del mondo arabo: un ruolo che mi permette di promuovere cooperazione accademica e dialogo scientifico internazionale. Mi sono avvicinata alla ricerca per una profonda curiosità intellettuale e per il desiderio di contribuire concretamente al progresso sociale. Nei Paesi dove le libertà fondamentali delle donne non sono pienamente affermate, la ricerca è uno strumento essenziale: sostiene il dibattito sui diritti, lo mantiene acceso nel tempo e fornisce fondamenti scientifici solidi, indispensabili per trasformare le istanze di uguaglianza in proposte credibili e durature”.

Ci spiega il lavoro portato avanti dall’associazione che presiede, l’Accademia delle Marocchine nel mondo?

“L’Accademia delle Marocchine nel mondo nasce con l’obiettivo di valorizzare le competenze e il capitale umano delle donne marocchine residenti all’estero, promuovendo reti internazionali di cooperazione, ricerca e dialogo interculturale. La diaspora marocchina conta circa 7 milioni di persone, presenti in tutti i continenti, e rappresenta una rilevante ricchezza culturale, scientifica ed economica. Grazie alle nuove tecnologie, le distanze geografiche si sono progressivamente ridotte, favorendo un confronto strutturato tra professioniste e accademiche. È proprio attraverso un dibattito approfondito e continuativo tra marocchine di diversi Paesi (Francia, Spagna, Italia, Marocco e Inghilterra), durato circa due anni, che si è giunti alla costituzione dell’Accademia. Oggi, l’associazione promuove iniziative scientifiche, incontri istituzionali e progetti di ricerca finalizzati a dare visibilità alle competenze femminili e a rafforzarne il contributo nei diversi ambiti della società contemporanea”.

Come è nata l’idea dell’iniziativa del 7 marzo?

“L’iniziativa del 7 nasce dalla volontà di creare uno spazio di confronto qualificato alla vigilia della Giornata internazionale della donna, trasformando una ricorrenza simbolica in un momento di riflessione sostanziale. L’obiettivo è stato quello di promuovere un dialogo strutturato, capace di coniugare testimonianze, contributi scientifici e impegno civile, valorizzando competenze ed esperienze in una prospettiva internazionale. L’evento si inserisce nel più ampio progetto: ‘Donne, Fede, Cittadinanza: leadership femminile tra spiritualità e impegno civile’. Un percorso articolato, che comprende 3 ulteriori incontri online, i quali hanno consentito una partecipazione più ampia e internazionale. La modalità digitale, infatti, ha favorito il coinvolgimento di numerosi partecipanti provenienti da diversi contesti geografici e culturali. L’unico incontro in presenza è stato volutamente pensato a Roma, città che rappresenta un simbolo forte di resistenza, forza, apertura e accoglienza. La scelta della capitale d’Italia assume pertanto un valore altamente significativo, sia sotto il profilo storico, sia istituzionale. Il patrocinio della Città metropolitana di Roma costituisce, per noi, un importante riconoscimento istituzionale e una straordinaria opportunità di consolidare il dialogo tra realtà accademiche, associative e amministrative. Desideriamo esprimere un sentito e formale ringraziamento a Roma Capitale, alle istituzioni competenti e a tutti i rappresentanti istituzionali che hanno sostenuto e reso possibile la realizzazione di questa iniziativa”.

Attualmente, lei coordina 5 master ed è un pilastro al femminile della ricerca internazionale: alle porte della Giornata internazionale della donna, quale messaggio vuole dare alle giovani per autoaffermarsi?

“Alle giovani, desidero rivolgere un messaggio di fiducia e di responsabilità: investite con determinazione nella vostra formazione, credete nelle vostre capacità e non abbiate timore di aspirare a ruoli di leadership e di responsabilità. L’autonomia culturale ed economica costituisce il fondamento imprescindibile dell’autoaffermazione e della libertà personale. Invito, inoltre, a coltivare la mobilità e l’apertura internazionale: muoversi, viaggiare, studiare e lavorare in contesti diversi significa arricchirsi, rafforzare le proprie competenze e sviluppare uno sguardo globale. Il confronto con altre culture non indebolisce l’identità, bensì la rafforza. Infine, costruite reti solide e network inclusive: la collaborazione, il dialogo interculturale e il sostegno reciproco sono strumenti essenziali per una leadership femminile capace di incidere realmente nel cambiamento sociale. Il futuro appartiene a chi ha il coraggio di prepararsi, di aprirsi al mondo e di assumersi la responsabilità di guidare il cambiamento”.

Ma basta la promozione della cultura e della ricerca a contrastare odio e violenza, nei confronti delle donne e non solo?

“La promozione della cultura e della ricerca è fondamentale, ma da sola non è sufficiente. Cultura e conoscenza trasformano le mentalità nel lungo periodo, smontano stereotipi e costruiscono consapevolezza critica. Tuttavia, per contrastare realmente odio e violenza è necessario un impegno sistemico e continuativo. Occorrono politiche pubbliche coerenti, leggi efficaci e applicate con rigore, percorsi educativi strutturati fin dalle scuole e una progettualità costante, che non si limiti a interventi episodici. È indispensabile un’azione perseverante, capace di incidere nel tempo, con determinazione e responsabilità. Soprattutto, deve essere coinvolta l’intera società in tutte le sue componenti: istituzioni, università, associazioni, famiglie, media, mondo del lavoro, uomini e donne insieme. Solo attraverso una mobilitazione collettiva, fondata sulla continuità, sulla progettualità e sull’insistenza nel promuovere il cambiamento culturale, sarà possibile costruire una società realmente inclusiva e libera da ogni forma di violenza e discriminazione”.

Quali i prossimi obiettivi e quali le sfide in abito accademico – ma anche in altri settori  –   che vuole ancora superare?

“Sul piano accademico, intendo consolidare ulteriormente progetti di ricerca internazionali e contribuire alla formazione di nuove generazioni di studiose e studiosi in grado di operare in una dimensione globale. Ritengo fondamentale continuare a costruire ‘ponti’ tra culture, promuovendo una società più equa, nella quale merito e competenze siano pienamente riconosciuti. Sono però convinta che, da soli, non si vada lontano. Insieme al mio gruppo di lavoro desideriamo superare i confini linguistici e culturali, per favorire una reale circolazione della conoscenza. Vogliamo aprire un dibattito internazionale responsabile e costruttivo, capace di generare riflessione e orientare scelte concrete. Un obiettivo centrale è responsabilizzare le giovani generazioni, sensibilizzarle alla partecipazione politica, civica e sociale, affinché diventino protagoniste consapevoli del cambiamento. Intendiamo, inoltre, raggiungere e coinvolgere aree del mondo ancora marginalizzate nel dibattito globale, mettendo a disposizione le nostre energie, le competenze e le opportunità offerte dalla trasformazione digitale e dallo sviluppo delle reti internazionali. La sfida è lasciare un’impronta significativa e duratura, non leggera o simbolica, ma concreta e trasformativa, capace di incidere realmente nei processi culturali e sociali del nostro tempo”.

Intervista di Vittorio Lussana