Lucio Battisti, Mogol duro con lui la prima volta che lo incontrò: ‘Le tue canzoni non sono…’

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Il primo incontro fra due miti: Mogol disse a Battisti, senza mezzi termini, cosa ne pensava delle sue canzoni. Scattò un feeling destinato a restare eterno, nel vero senso della parola
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Il loro è stato uno di quei sodalizi indimenticabili, di quelli che fondono insieme due nomi e due cognomi come nessun matrimonio riesce a fare: Battisti e Mogol, autori di tante pietre miliari della musica italiana, sono fra i pochi di cui si può dire a buon ragione, fuori da ogni luogo comune, che hanno fatto la storia.

Lucio Battisti Mogol e il primo incontro: ecco cosa si dissero

Eppure il loro incontro non era iniziato sotto i migliori auspici: come ha raccontato lo stesso Mogol in una intervista al Corriere, conobbe Lucio perchè gli venne presentato da un’amica comune, ma quando lesse le sue canzoni non ebbe timore a dirgli che non gli sembravano granchè.

Lucio Battisti si disse d’accordo con lui, ma visto che l’amica di Mogol ci era rimasta male, lo invitò comunque a scrivere qualcosa insieme: da questo incontro nacquero tre brani, fra cui “29 settembre”.

Mogol ha raccontato molto di Battisti, sul suo carattere (“un matematico, andava in profondità (…) io estroverso, lui riservato, non parlava mai di sé”), ma anche sul peso che ebbero i suoi consigli sulla carriera del grande cantautore: Battisti infatti inizialmente non voleva cantare ma solo scrivere, pensava di essere tagliato solo per fare l’autore. Mogol lo spinse a provare e si rivelò una scelta vincente.

C’è Mogol anche dietro il mitico viaggio a cavallo, nel giugno del ’70, da Milano a Roma: quello stesso anno uuscì il brano “Emozioni”, seguito da altri come “Il mio canto libero”, “Una donna per amico”, “Ancora tu”, “Sì, viaggiare” ed altre, entrate a far parte della storia della musica italiana.

Mogol Battisti, le emozioni che non muoiono mai

Mai un litigio fra Battisti e Mogol, neanche quando il sodalizio si sciolse, ma un’amicizia che è andata anche oltre i confini della vita. E’ lo stesso Mogol a raccontare, a proposito della canzone “Arcobaleno” scritta per un amico caro che non c’è più: “Non l’ho scritta io, l’ha scritta lui (Battisti, n.d.r) dall’aldilà e mi è arrivata in una circostanza stranissima, con una serie di coincidenze inspiegabili: i morti hanno potere sui vivi, li possono raggiungere nelle maniere più impensabili. L’ho verificato in prima persona: quando è morto, me l’ha dettata. Ho composto il testo in quindici minuti e non sarebbe mai venuto così preciso se non fosse stato lui a suggerirmi parola per parola. È la verità”

Le emozioni, a quanto pare, non muoiono veramente mai.

 

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