Dal 16 gennaio è disponibile su tutte le piattaforme ‘Blu’, il nuovo singolo di Jaboni prodotto da Giorgio Lorito per Gil Produzioni: un brano che attraversa ciò che resta dopo una storia d’amore
‘Blu’ racconta un amore che non c’è più, ma che continua a vivere nei ricordi. E’ la storia di chi tenta di dimenticare, ma scopre che certi ricordi non possono – e forse non devono – svanire. Perché sono proprio quei ricordi, anche i più dolorosi, a dare forma alla nostra storia e a renderci ciò che siamo oggi. Ci si perde a ripensare agli errori, a ciò che è stato dato per scontato, a ciò che si è perso lungo il cammino, ma alla fine si comprende che ogni percorso ha avuto un valore per il fatto stesso di esser stato vissuto. Il blu diventa il mare interiore dell’artista: profondo, freddo, carico di nostalgia. Jaboni ci nuota dentro cercando di restare a galla, mentre il dolore, che resta silenzioso, arriva dritto al cuore. Con ‘Blu’, il cantante Jaboni continua il percorso inaugurato con i brani in italiano dopo una prima fase di singoli pubblicati in inglese. Una scrittura che guarda ai gesti minimi e li porta al centro, senza cornici superflue. La canzone non chiude la ferita, la mette a fuoco e, nel farlo, apre una via d’uscita: respirare, nuotare, tornare a casa, anche quando casa non è più la stessa. Ecco, dunque, in anteprima il videoclip di ‘Blu’ in esclusiva per i lettori di Funweek.
Jaboni, parlaci di ‘Blu’, il tuo nuovo singolo, che sembra rimpiangere un amore passato: e così?
“E’ un ‘brano-simbolo’ delle esperienze che viviamo e che ci lasciano un segno profondo. Sono momenti che ci pongono domande, che ci fanno guardare al passato con nostalgia e che, allo stesso tempo, contribuiscono a renderci ciò che siamo oggi”.
Prosegue la tua nuova tendenza a cantare in italiano dopo una serie di brani in inglese: perché? Per farti comprendere meglio dai giovani?
“La scrittura in italiano è diventata quasi un’esigenza. Sicuramente, per permettere alle mie canzoni di arrivare in modo più diretto al pubblico, giovane e non. E, soprattutto, per il bisogno personale di esprimere i miei pensieri così come nascono nella mia mente”.
Ma ‘Blu’ è nato per un amore che, comunque, ha lasciato anche ricordi piacevoli, oppure è solo nostalgia per gli anni giovanili, in cui vivevi più spensieratamente e senza responsabilità?
“In qualche modo, gli amori vissuti, una volta elaborati, anche quando sono stati travagliati, ci lasciano sempre ricordi belli da custodire e rivivere nella nostra mente. Tuttavia, non mi riferisco solo agli amori giovanili, perché credo che, pur diventando più maturi e consapevoli, quando si ama, a qualsiasi età, si torni sempre un po’ giovani e spensierati, se si ha il coraggio di vivere pienamente le nuove esperienze”.
Parliamo del video: sembra ambientato in una periferia anonima, quasi un ‘non-luogo’? Dov’eravate e perché questa scelta?
“Il video, diretto da Daniele Tofani, è stato girato nella periferia di Frosinone: la città in cui sono nato e ho vissuto la mia adolescenza. Per me, è un luogo capace di farmi rivivere i momenti più leggeri e, al contempo, più complessi della mia vita. In generale, l’ambientazione vuole rimandare a uno spazio che potrebbe trovarsi in qualsiasi città, senza riferimenti specifici”.
Tu ritieni che la vita in periferia sia difficile perché le grandi città sono circondate quasi esclusivamente da ‘quartieri-dormitorio’, dove si torna alla sera solo per dormire? E cosa servirebbe, invece? Maggiori attività culturali, il decentramento di cinema e teatri, maggiori iniziative sociali?
“Bisognerebbe cercare di avvicinare sempre di più le periferie ai centri delle città e viceversa. Così come i centri offrono, a chi vive la città, maggiori opportunità ed esperienze, allo stesso modo le periferie possono regalare un respiro più ampio a chi sente il bisogno di prendersi una pausa dalla frenesia caotica dei nuclei urbani. Io vivo a Roma e so bene quanto, a volte, sia necessario staccare la spina e frequentare zone meno dense. Per questo motivo, è fondamentale migliorare sempre di più i collegamenti urbani e i servizi di trasporto, così da rendere la città un ‘unicum’ da vivere pienamente, in ogni sua parte. Allo stesso tempo, è altrettanto importante potenziare anche gli altri servizi, esattamente come dici”.
Tu hai studiato l’accademia Scarlatti e hai fatto parte anche di cori musicali, tra cui uno gospel: sono state esperienze formative importanti?
“Lo dico sempre: aver fatto parte di due formazioni corali è stata, per me, l’esperienza formativa più significativa. Una vera palestra per la mia voce, che mi ha insegnato il controllo, il confronto con altre voci, la capacità di creare un’unica armonia. E’ un percorso che ti rende padrone del tuo strumento come poche altre esperienze sanno fare”.
La nostra impressione nei tuoi riguardi è quella di un artista interessante che, tuttavia, si trova un po’ ‘in mezzo al guado’, come fossi ormai pronto per un salto di qualità: cosa vorresti fare da ‘grande’?
“Come ogni artista nel panorama musicale odierno, cerco di collezionare quante più esperienze possibili per far conoscere la mia musica a un pubblico sempre più ampio, restando però fedele al percorso che porto avanti dal 2021, anno di uscita del mio singolo di esordio: ‘Love comes back to me’. E’ ovvio che non sia sempre facile raggiungere tutti gli obiettivi che, di volta in volta, cerco di pormi in modo strutturato. Tuttavia, ogni esperienza aggiunge un tassello alla mia storia e mi permette di costruire un’identità artistica di cui vado sempre più fiero”.
Dopo ‘Blu’ cosa possiamo attenderci da te? Un album? Un tour estivo? Sanremo?
“Sto lavorando sia a un album, sia a portare la mia musica dal vivo. Per Sanremo 2026, ormai è un po’ tardi, ma vi terrò aggiornati in vista dell’edizione 2027”.
Intervista di Vittorio Lussana