Dal prossimo 10 aprile sarà in rotazione radiofonica ‘Dai, dai dai’, il nuovo singolo di Gemini estratto dall’album ‘Universi’ già disponibile dallo scorso novembre 2025 su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato fisico
Gemini è un cantautore italiano capace di coniugare la profondità della scrittura d’autore con sonorità contemporanee, dando vita a canzoni autentiche, che raccontano emozioni quotidiane, sogni e fragilità. La sua cifra stilistica si distingue per intensità narrativa, originalità melodica e una forte attitudine da performer. Ha debuttato nel 2013 con l’Ep: ‘Fuori di testa’, prodotto da Ettore Diliberto in collaborazione con Alberto Radius, scalando le classifiche di Mondadori e Sorrisi & Canzoni. L’anno seguente ha pubblicato ‘Chissà che sarà’, registrato nei leggendari Abbey Road Studios di Londra, sotto la supervisione di Simon Gibson (già al fianco di Beatles, U2, Paul McCartney). Nel 2017, il brano vince il primo contest nazionale organizzato dalla rivista britannica ‘Classic Rock’, distinguendosi tra centinaia di proposte italiane. Nel corso degli anni si è esibito in prestigiose rassegne come ‘Emilia live’ e ‘La notte delle chitarre’, condividendo il palco con grandi nomi della musica italiana. Collabora con artisti del calibro di Mario Schilirò (Zucchero), Alberto Rocchetti (Vasco Rossi) e molti altri. Nel 2019 ha pubblicato ‘La superficie’, entrato nella classifica Indie Music Like e accompagnato da un videoclip con Ricky Memphis. Nello stesso anno uscì ‘La mia canzone’, con la partecipazione straordinaria di Alessandro Haber nel videoclip. Il 2021 lo vede in apertura ai concerti di Anna Tatangelo, Ron e James Senese, oltre a un ‘live’ in collaborazione con l’attore Leonardo Bocci. Pubblica il singolo ‘Come si fa’, presentato alla Milano Music Week e partecipa a programmi televisivi su Rai 1 (The Band con Carlo Conti), Canale 9 (Don’t forget the lyrics) e Rai 2 (Viva il Videobox di Fiorello). Nel 2022 vince il Premio ‘Mia Martini’ nella categoria ‘Emergenti’ con il brano ‘Sapore d’estate’. E l’anno successivo partecipa al Premio Ravera e pubblica ‘La volta buona’, presentato in diretta su Rai 1 nel programma di Caterina Balivo. Nel 2024 si aggiudica il Vertical Music Award a Casa Sanremo per il videoclip di ‘La volta buona’. In aprile pubblica ‘Questo strano viaggio’, prodotto da Danilo Cherni e Maurizio Perfetto, musicisti storici di Antonello Venditti. A giugno dello stesso anno rende omaggio a Rino Gaetano con una personale rivisitazione di ‘Mio fratello è figlio unico’, seguita a novembre da una versione moderna dell’Inno d’Italia, girata in piazza del Campidoglio, a Roma, con il coro: ‘Le dolci note’. Nel 2025 è protagonista del programma ‘Bellissima Italia’ su Rai 2 e ospite nei format ‘Sogni di gloria’ (Rai Radio 2), Videobox e Vertical Music durante il Festival di Sanremo. E’ ospite al Festival dello Spettacolo a Milano, organizzato da Tv Sorrisi e Canzoni e presenta il brano ‘Corri’. Il suo nuovo album, da titolo ‘Universi’, è disponibile su tutte le piattaforme digitali dallo scorso mese di novembre 2025 e il singolo che dà il nome all’album è in classifica e in distribuzione video su tutte le televisioni nazionali. E’ protagonista, a Sanremo 2026, con varie esibizioni e interviste riguardanti l’album (Casa Sanremo, Sorrisi e Canzoni, Sanremo Exclusive, Track Radio, Mei). Proprio da questo album è tratto il brano ‘Dai, dai, dai’, di cui vi proponiamo, in anteprima per Funweek, il videoclip ufficiale diretto da Fabio Viti e Serena D’Andrea, ambientato sul lungomare di Sabaudia (Lt), tra le luci del tramonto. Protagonista: Natalia Stracqualursi, 21 anni, sassofonista classica formata al Conservatorio ‘Licinio Refice’ di Frosinone. Il videoclip racconta la storia di un incontro: Gemini e Natalia camminano sulla spiaggia, vicini ma senza mai incrociarsi, fino a quando non si incontrano e si trovano. Ecco a voi il videoclip in anteprima assolta e, di seguito, le 4 chiacchiere sul Festival di Sanremo 2026 che Gemini ha scambiato con noi in questi giorni.
Gemini, parlaci di questo tuo nuovo estratto dall’album ‘Universi’, dal titolo: ‘Dai, dai, dai’. Sembra un pezzo dedicato a una ragazza di cui ti sei innamorato poco per volta: è un’impressione sbagliata?
“Non è un’impressione sbagliata, anzi. ‘Dai, dai, dai’ racconta proprio quel momento in cui non ti accorgi subito di quello che stai provando. È come se le emozioni arrivassero a piccoli pezzi, come un ‘puzzle’ appunto: solo alla fine capisci il disegno completo. E’ una canzone su quelle persone che non fanno rumore, quando entrano nella tua vita, ma poi restano”.
‘Universi’ sembra un ‘disco-spartiacque’ nella vita di un ragazzo diventato adulto: condividi questo giudizio?
“Sì, in parte sì. ‘Universi’ è proprio un viaggio dentro le mie esperienze, non solo sentimentali, ma anche personali e artistiche. Non lo vedo come un punto di arrivo, ma come una fotografia di un momento preciso della mia vita. È il disco di una persona che sta ancora crescendo, ma che ha iniziato a capire chi vuol essere”.
Non pensi sia arrivato il momento di entrare in una fase più razionale della tua vita?
“Io penso che la parte emotiva e quella razionale debbano convivere. Se diventassi troppo razionale, probabilmente smetterei anche di scrivere certe canzoni: le emozioni sono il mio modo per leggere la realtà. Poi, certo: crescere significa anche trovare equilibrio. Ma senza perdere la capacità di sentire tanto”.

In ‘Universi’ hai comunicato quest’idea di ‘bilancio finale’ degli anni della tua giovinezza…
“Se passa questa sensazione, forse è perché ho provato a essere molto sincero. Però, non è un ‘bilancio finale’: è più un ‘checkpoint’. Non sto chiudendo una fase, sto semplicemente prendendo fiato prima di ripartire”.
Verso quale genere o stile musicale vorresti puntare?
“Non mi piace darmi etichette: mi interessa fare musica che emozioni, indipendentemente dal genere. Sicuramente, continuerò a muovermi nel pop contemporaneo, ma mi piace contaminare, prendere spunti dall’indie, dalla canzone d’autore e anche da sonorità più moderne. L’unica cosa che voglio davvero è riconoscermi sempre in quello che scrivo”.
Qualche domanda sul Festival di Sanremo: cosa ne pensi dell’edizione di quest’anno?
“Sanremo resta una vetrina importantissima e credo sia sempre facile giudicare da fuori. Personalmente, devo dire che l’edizione di quest’anno non mi ha fatto impazzire. Però, è anche vero che la musica è molto soggettiva e ognuno si lega a canzoni diverse. Sicuramente, ci sono stati brani interessanti e, altri, che magari mi hanno colpito meno, ma fa parte del gioco. La cosa positiva è che resta, in ogni caso, il palco più importante per la musica italiana e un punto di riferimento per chi fa questo mestiere”.
Alcuni brani avevano tantissimi autori: tu che spesso scrivi da solo, cosa ne pensi?
“Penso che non esista una regola: c’è chi lavora meglio da solo e chi, invece, trova forza nel confronto. Io spesso scrivo da solo, perché ho bisogno di partire da qualcosa di molto personale. Tuttavia, le collaborazioni possono anche arricchire una canzone, soprattutto quando c’è la giusta sensibilità. In realtà, dipende molto da come nasce una ‘traccia’. Per esempio, ‘Dai, dai, dai’ è nata dalla penna di Giordano Spagnol e sia io, sia il mio produttore, Gerolamo Sacco, abbiamo sentito subito che aveva qualcosa di speciale. L’abbiamo ‘abbracciata’ e, lavorandoci insieme, è diventata quella che è oggi. Quindi, sì: in questo caso è una canzone scritta in tre, ma in modo molto naturale. Quando un’idea è forte e condivisa, si può anche lavorare in più persone. L’importante è che ci sia una visione comune. Secondo me, però, tutto deve partire sempre da una scintilla, da un’idea vera di qualcuno. Poi, il confronto può solo migliorare quello che già ha un’anima”.
Ma come si fa a scrivere un ‘pezzo’ in 5 o 6 persone?
“Ti dirò la verità: non so come si faccia a scrivere una canzone in cinque o sei persone, partendo tutti insieme dallo stesso punto. Per me, le canzoni nascono sempre da qualcosa di molto personale, da un’urgenza emotiva, quasi da una necessità. Poi, il confronto può essere bellissimo e può migliorare un brano. Tuttavia, deve sempre esserci una direzione chiara, sin dall’inizio. Una canzone ha bisogno di un cuore solo, anche se poi le mani che la aiutano a crescere possono essere tante. Alla fine, non conta quante firme ci sono sotto, ma se quella canzone riesce a dire qualcosa di vero. Se c’è una visione comune, può funzionare. Ognuno porta una cosa diversa: una melodia, una frase, un’idea di produzione. La cosa importante è che, alla fine, la canzone abbia un’anima sola, non cinque diverse”.
La funzione della musica nella nostra vita: a cosa serve?
“Secondo me, la musica serve a farci sentire meno soli. A volte consola, a volte ti fa riflettere, a volte semplicemente ti salva una giornata ‘storta’. La musica non risolve i problemi, ma ti fa compagnia mentre cerchi di risolverli. Per me, la musica è stata molto più di una passione o di un lavoro: è stata un rifugio nei momenti difficili della mia vita. Dopo la perdita di entrambi i miei genitori, che sono sempre stati i miei primi sostenitori finché sono stati in vita, la musica mi ha aiutato ad andare avanti. In qualche modo, scrivere e cantare mi ha permesso di trasformare il dolore in qualcosa di costruttivo. E’ come se, attraverso le canzoni, riuscissi ancora a parlare con loro e a portarmi dietro quello che mi hanno insegnato. Per questo motivo penso che la musica sia davvero preziosa: serve a darci forza quando ci sentiamo fragili, a farci sentire meno soli, a trasformare anche le ferite in qualcosa che può avere un senso”.

Dove ti possiamo ‘beccare’ quest’estate? Farai un tour?
“Stiamo lavorando per portare ‘Universi’ dal vivo il più possibile, perché è un disco che ha bisogno del contatto diretto con le persone. Ci saranno, sicuramente, alcune date estive e presto comunicheremo tutto sui miei social. L’idea è quella di creare concerti molto intimi, ma anche molto veri, dove le canzoni possano essere vissute insieme al pubblico e non solo ascoltate”.
Intervista di Vittorio Lussana

