Conoscere i propri limiti non vuol dire superarli

Un Francese, tale Romain Rolland, asserì che -un eroe è quello che fa quello che può, ed io, beh a parte l’elegante pigrizia che a […]
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Conoscere i propri limiti non vuol dire superarli

Un Francese, tale Romain Rolland, asserì che -un eroe è quello che fa quello che può, ed io, beh a parte l’elegante pigrizia che a volte mi assale, penso sempre che faccio abbastanza quel che “può”.

Ma aspettate un momento, io non sono felice proprio per niente nell’accettare i miei limiti. E’ come dire che sapendo che il formaggio fa ingrassare io mi arrenda all’idea di mangiarlo votandomi all’obesità, o al contrario che proprio per questa causa effetto, elimini il problema privandomene, andando a snaturare la mia personalità fatta di probabili futuri problemi di colesterolo, solo per dimostrare alla me stessa che ama il formaggio, che posso farne a meno e superare il limite dell’eccesso calorico.

Wow. Complicato.

Parlavamo di pigrizia all’inizio, mi pare.  

Eppure, sarebbe incredibile se fosse la razionalità a governare il mondo, la meravigliosa razionalità dello stabilire e fondere i propri limiti in relazione alla “sfera di valore”.

Nella nostra quotidianità, il limite spesso fa da padrone alla scena, ad esempio quanti di noi si sentono affermare che: ha raggiunto il limite, la sua pazienza ha un limite, tutto ha un limite e che non c'è limite al peggio?

Se si analizzano queste accezioni, è possibile notare due particolarità:

Primo l’attribuzione del significato soggettivo del limite e la capacità di sopportazione soggettiva dello stesso. Praticamente questo indica come ognuno di noi ha un proprio limite relativo ad una determinata cerchia totalmente adeguata alla morale o sensibilità del soggetto. Ad esempio: realizzazione, affetti, amore. E come dicevo sopra, anche gusti alimentari. E queste categorie rientrano tutte nell’ambito dei cosiddetti “compiti vitali”. Ed è proprio da questa percezione soggettiva della realtà, che l'individuo può riconoscere la propria capacità prestazionale nell'affrontare una qualunque situazione.

Secondo: La discrepanza tra le capacità reali (le capacità possedute), e le capacità ideali (le capacità percepite dal soggetto), che va a formare la reale capacità d'azione di ciascun individuo.

Ecco qui di seguito, alcuni esempi di evidente incapacità di gestione del limite, o meglio i segnali tramite cui si dimostra palesemente che si è orgogliosamente raggiunto lo stesso:

1 Il vomito

2 La luna (il non disturbare, o meglio esclusione di messaggi e chiamate) sul cellulare

3 Lo scrivere i messaggi su whats app oscurando lo stato del destinatario per evitare di trovare la persona online e capire che non stava parlando con noi

4 Il rivolgersi ad una agenzia investigativa

5 Il togliersi le scarpe per il dolore ai piedi

6 Lo svenimento

7 L’assunzione di psicofarmaci(in particolare gli ipnotici)

8 Il Picard

9 Il fingere l’orgasmo

10 Il guardare la televisione italiana (in particolare nel primo pomeriggio)

Sempre il tale di prima, Rolland, tizio che fu anche nobel per la letteratura nel 1915, diceva che “la felicità sta nel conoscere i propri limiti ed amarli”, non proprio della stessa linea erano quelli di una mitica marca di orologi da uomo, dove di limiti manco a parlarne – orologio al polso e via, superarlo era il diktat. Sono anni che mi chiedo cosa ne pensasse a riguardo il loro celebre testimonial, ma per ironia della sorte e ovvi “limiti” appunto, è una domanda che non avrà mai una risposta.

Questo mi porta alla conclusione, che se manco l’orologio senza limiti sia riuscito a renderci persone migliori, non posso che fermarmi a riflettere che l’ottimo si raggiunga facendo proprio come me, che i miei limiti conosco abbastanza, e proprio per questo continuo a prestare loro, alcuna attenzione.