Barbara Pozzo: “Troppo spesso dimentichiamo il nostro corpo”

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Dopo le oltre 15.000 copie vendute con il suo primo libro, “La vita che sei. 24 meditazioni sulla gioia”, la fisioterapista corporea Barbara Pozzo torna in […]
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Barbara Pozzo: “Troppo spesso dimentichiamo il nostro corpo”

Dopo le oltre 15.000 copie vendute con il suo primo libro, “La vita che sei. 24 meditazioni sulla gioia”, la fisioterapista corporea Barbara Pozzo torna in libreria con la sua seconda fatica, "Sei a casa. 24 meditazioni sul corpo", che ha presentato il 1 dicembre alla Mondadori Megastre di Milano.

In questo nuovo volume, dove il 24 è sempre ricorrente (e ci spiegherà il perchè), Barbara invita alla riflessione sul rapporto tra corpo e anima, ricordando che il nostro corpo può essere un prezioso strumento per conoscere se stessi, per ritrovare il proprio equilibrio, per sentirsi "a casa".

Abbiamo chiesto a Barbara Pozzo di spiegarci un po' come funziona il suo lavoro e cosa "ascolta" dal corpo delle persone che si sottopongono alle sue cure.

Lei cura i suoi pazienti prima nell'anima e poi nel corpo: in questo momento storico particolare, di paura e insicurezza diffusa, ha notato un aumento dei malesseri dell'anima dovuti anche a questa situazione?

Certamente tutto ciò che accade intorno a noi ci influenza e più gli eventi sono forti e violenti più ci toccano nel profondo, dunque le condizioni di paura, ansia e preoccupazione che già caratterizzano la vita quotidiana, hanno assunto dimensioni più rilevanti e si riflettono nello stato d’animo alimentando il disagio e il malessere.  

Dopo aver ascoltato e curato tanti pazienti, si è fatta un'idea di quali siano i motivi principali che portano una persona a bloccarsi nell'anima e nel corpo?

I motivi possono essere di differente natura ma possiamo ricondurli tutti a una mancanza di presenza a noi stessi, una dimenticanza di chi siamo nel profondo, allo snaturarsi in qualità di essere umani a favore di una condizione eccessivamente proiettata all’esterno con poco ascolto del nostro corpo e della nostra anima, con poco rispetto di chi siamo davvero a favore di chi dobbiamo e/o vogliamo essere.

Nel suo primo libro, La vita che sei, suggeriva 24 meditazioni: nel nuovo, 'Sei a casa', ne suggerisce altre 24: ci spiega perchè questo numero è ricorrente nelle sue opere?

Nel primo libro la scelta dei 24 capitoli è legata al rintocco delle campane dei campanili di una volta, che segnando le 24 ore avevano una funzione di richiamo. Mi era piaciuta l’idea che i capitoli fossero un modo simile per ricordarsi di essere presenti a noi stessi il più possibile nell’arco delle nostre giornate.

Era bella l’idea di riproporlo anche in questo secondo libro.

Nel suo ultimo libro lei invita il lettore a "sentirsi a casa" nel suo corpo: oggi pensa che ci sia consapevolezza del proprio corpo come luogo sicuro, soprattutto fra i più giovani? O prevale la strumentalizzazione?

Siamo in un’epoca molto proiettata verso l’immagine di noi stessi e quando invece si presta attenzione al corpo lo si fa con l’idea di renderlo il più efficiente e attraente possibile.

Ma c’è una scarsa confidenza effettiva con il proprio corpo dimenticandone le risorse e la saggezza.

Lei è molto seguita e attiva anche sui social network, che spesso diventano focolai di polemiche e violenze verbali: si è mai trovata in una situazione del genere?

Molto raramente rispetto a quello che purtroppo è così diffuso sul web. Inizialmente pensavo che uno spazio in cui si parla fondamentalmente d’Amore e di benessere di anima e corpo potesse dare adito anche a polemiche, derisioni, critiche, ma sono sempre stata serena in merito, molto fiduciosa e profondamente convinta del valore di questi argomenti. E devo dire che il mio blog e la pagina facebook sono un’oasi di pace, un vero miracolo. Le pochissime occasioni di polemica sono sempre finite in niente, si sono spente sul nascere perchè non sono mai state fomentate, nè da me nè da chi frequenta la pagina che è presente proprio per il motivo opposto.  

 

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