Al via la collaborazione tra Mexedia Benefit Unit e Donne for Peace: dalla Race for the Cure 2026 di Komen Italia prende avvio un percorso condiviso, dedicato allo sviluppo di iniziative sociali e umanitarie
Si è svolta con grande partecipazione la Race for the Cure di Komen Italia, che ha colorato di rosa le strade della capitale coinvolgendo oltre 200mila persone, con il record di più di 120mila donatori e 309 associazioni partner. Da questa ricorrenza, giunta alla sua XXVII edizione e da sempre simbolo di unione, prevenzione e cura della vita, nasce la collaborazione tra Mexedia Spa Società Benefit e Donne for Peace Ets. Mexedia è una ‘tech–company’ internazionale attiva nei settori della comunicazione tra aziende e clienti, dell’innovazione tecnologica e dei servizi digitali che, attraverso la propria Benefit Unit, promuove progetti ad alto impatto sociale dedicati all’inclusione, alla sostenibilità e al supporto delle persone più vulnerabili. Donne for Peace Ets è un’associazione impegnata nel sostegno alle donne rifugiate e vittime di guerra, attiva nella costruzione di reti solidali, percorsi di integrazione e iniziative umanitarie tra Italia ed Europa grazie a una rete composta da donne, italiane e straniere, unite da esperienze di accoglienza, cooperazione e supporto sociale. Con lo slogan “Passi che contano. Insieme”, le due realtà hanno avviato un percorso comune che si concentrerà sullo sviluppo di programmi e iniziative dedicate alle donne rifugiate e provenienti da contesti di vulnerabilità, con l’obiettivo di offrire nuove opportunità di integrazione, supporto e ricostruzione del proprio percorso di vita in Italia. Alla marcia del 10 maggio scorso hanno partecipato la responsabile della Benefit Unit di Mexedia, Anna Lisa Trulli, insieme ai colleghi della società e alla squadra dell’associazione Donne for Peace, guidate dalla presidente, Volha Marozava. Tra loro anche Yulia Kopytkova, rifugiata in Italia dall’Ucraina dal 2022 e tra le associate di Donne for Peace, che ha condiviso una testimonianza personale di resilienza e speranza: “Nel 2024 ho affrontato un tumore al seno. Dopo il percorso di cure a Roma, oggi sono in remissione e sto ricostruendo la mia vita con ancora più consapevolezza e forza interiore”, ha dichiarato commossa Yulia Kopytkova. “La Race di domenica ha significato molto per me: non solo sport o partecipazione, ma un simbolo di vita, resilienza e speranza condivisa tra donne. Camminare insieme, accanto a persone che hanno vissuto esperienze diverse ma unite dalla volontà di guardare avanti, mi ha fatto sentire parte di una comunità vera, capace di trasformare il dolore in sostegno reciproco e in nuova energia per il futuro. È stato emozionante vedere il team di Mexedia e le donne della rete della nostra Associazione marciare insieme, fianco a fianco”, ha dichiarato a sua volta, Volha Marozava, presidente di Donne for Peace Ets, “ci impegneremo affinché questo sia solo l’inizio di un percorso condiviso, capace di generare iniziative concrete a sostegno delle donne, offrendo loro strumenti di autonomia e riscatto, e incoraggiandole ad avere nella vita lo stesso coraggio di chi riesce a rialzarsi dopo aver affrontato e vinto la battaglia contro il tumore al seno”. La collaborazione tra Mexedia Benefit Unit e Donne for Peace proseguirà nei prossimi mesi attraverso attività di confronto, iniziative dedicate all’inclusione sociale e momenti di sensibilizzazione su temi legati all’accoglienza, al sostegno femminile e alla costruzione di percorsi di autonomia e partecipazione attiva. Ne abbiamo parlato, qui seguito, con la responsabile della Benefit Unit di Mexedia, Anna Lisa Trulli.

Anna Lisa Trulli, ci racconta in sintesi in cosa consiste il lavoro della Benefit Unit di Mexedia?
“La Benefit Unit nasce dall’identità stessa di Mexedia che, nel maggio 2022, sceglie di diventare una Società Benefit, cioè un’impresa che, nell’esercizio dell’attività economica, persegue volontariamente, oltre allo scopo di lucro, finalità di beneficio comune. Il nostro lavoro consiste nel permettere che l’attività della società, oltre a produrre ricchezza per i soci, abbia un impatto positivo sulla collettività. Come? trasformando i principi su cui si basa oggi l’Esg (Environmental. social and governance, ndr) e la ‘sostenibilità’, in attività concrete: progetti di inclusione, iniziative sociali, percorsi educativi, sempre con il focus sulla tecnologia. Il concetto che il legislatore ha voluto comunicare con la creazione della Società Benefit é semplice: se ciascun individuo può avere un importante impatto sul mondo con la sua singola azione, immaginiamo quale efficacia possa avere l’azione di un’impresa composta da tanti singoli individui che esercitano la stessa azione positiva, nello stesso momento e in modo coordinato”.
Quali sono i progetti già sviluppati che vi hanno dato una maggior soddisfazione umana e professionale?
“L’attività di una società benefit non può coincidere con la beneficenza. Non comprenderlo significherebbe non conoscere la ‘ratio’ della legge istitutiva di questa tipologia di società commerciale. La società benefit è una società commerciale che ha un impatto positivo sul mondo perché interpreta la propria azione commerciale come qualcosa che deve creare ‘ricchezza’ a lungo termine. Non solo una ricchezza misurabile in denaro, ma anche socialmente e culturalmente identificabile. Mexedia ha creato Think tech – la tecnologia pensata bene. Un programma benefit che, nel corso degli anni, si arricchisce di progetti, competenze, impara dagli errori e porta avanti l’azione di Mexedia: ovvero, spiegare la tecnologia e il suo uso positivo in tutti campi, dalla scuola alle cure mediche, passando per la cultura, l’integrazione e l’ecologia; mettere in guardia dalle disfunzioni e proteggere le categorie vulnerabili. Insomma, un programma molto ambizioso, che ci ha anche obbligati a confrontarci con i nostri stessi limiti. In questo ambito il progetto che ha dato maggiori soddisfazioni è stato, a mio avviso, quello dedicato all’educazione digitale e alla formazione dei giovani nelle scuole di Roma, in particolare negli ‘istituti di confine’. Confrontarci con ragazzi molto giovani sui temi della tecnologia, dei rischi della rete e delle opportunità future è stata un’esperienza molto forte. Abbiamo capito quanto sia importante creare ascolto e strumenti concreti, per aiutare i giovani a costruire maggiore consapevolezza del proprio futuro”.
Come nasce l’incontro con ‘Donne for Peace’?
“A volte, le collaborazioni più autentiche nascono nei modi più semplici. L’incontro con ‘Donne for Peace’ è nato durante una conversazione informale tra Vincenzo La Barbera, responsabile della comunicazione di Mexedia e Volha Marozava, presidente dell’associazione. Quello che era nato come un semplice aperitivo si è trasformato rapidamente in un confronto molto profondo sui temi dell’accoglienza, della fragilità e del ruolo sociale delle imprese. Da subito è emersa una forte sintonia umana e valoriale. Da lì è nata l’idea di iniziare un percorso comune, partendo dalla Race for the Cure e dalla volontà di costruire iniziative concrete nel tempo”.

Ci racconta l’emozione del 10 maggio scorso? Cosa ha significato, per lei e il suo team, questa esperienza?
“La ‘Race for the Cure’ del 10 maggio è stata un’esperienza molto più intensa di quanto immaginassimo, al di fuori di ogni retorica. In un momento storico spesso segnato dall’individualismo e dalla superficialità, vedere migliaia di persone sorridenti, unite e solidali è stato qualcosa di profondamente commovente ed entusiasmante. Ho visto persone che portavano con sé il peso di una battaglia personale, superata o vissuta accanto a qualcuno di caro ma che, allo stesso tempo, celebravano la vita con energia e speranza. Per la nostra squadra è stato un momento di grande consapevolezza umana, che ci ha ricordato quanto sia importante creare occasioni reali d’incontro e di vicinanza”.
Cosa manca, a suo avviso, alle donne rifugiate in Italia per marciare – nella vita quotidiana – al fianco delle italiane?
“A mio avviso, manca soprattutto il riconoscimento del loro percorso umano e professionale. Molte donne rifugiate sono avvocati, medici, professoresse universitarie o professioniste altamente qualificate. Hanno competenze importanti, che troppo spesso restano inutilizzate. Naturalmente, è fondamentale garantire loro il soddisfacimento dei bisogni primari: casa, sicurezza e assistenza, ma credo che servano anche percorsi più efficaci per il riconoscimento dei titoli di studio e per un inserimento lavorativo coerente con le loro professionalità. Non si tratta di offrire un lavoro qualsiasi, ma la possibilità di tornare a svolgere il lavoro che hanno scelto e costruito nel corso della propria vita”.

Quali i prossimi ‘step’ che intensificheranno questa neonata collaborazione?
“Già durante la ‘Race for the Cure’ sono emerse molte idee e possibilità di collaborazione, sia sul piano culturale, sia su quello dell’inserimento professionale delle donne rifugiate. La prima cosa concreta che vorremmo fare è organizzare un incontro negli uffici di Mexedia, per conoscere meglio le donne della rete ‘Donne for Peace’, ascoltare le loro storie e comprendere le loro professionalità. Vorremmo capire in che modo poterle aiutare concretamente a inserirsi nel mondo del lavoro, rispettando i loro titoli di studio e le competenze maturate nei loro Paesi”.

Una domanda personale: lei è un avvocato e una leader di successo, qual é il sogno che ha ancora nel cassetto?
“Di sogni ne ho ancora tanti, non saprei vivere senza. Alcuni strettamente personali, altri legati alla mia professione di avvocato e di operatrice della sostenibilità. In questo momento, certamente sogno di realizzare uno strumento di formazione e di sostegno tecnico, sia giuridico, sia imprenditoriale, che possa materialmente aiutare donne in difficoltà, ragazzi che abbandonano gli studi, persone in difficoltà perché rimaste senza lavoro a sviluppare e ad applicare le loro competenze per trovare il proprio posto nel mondo. Insomma, non un sogno da poco. Sono certa che la collaborazione con ‘Donne for Peace’ possa aiutare noi e loro ad avere un impatto reale e concreto e positivo sulla società. È questo il vero successo che auguro a me stessa”.
Intervista di Vittorio Lussana
