Per oltre due secoli, ogni fine settimana di agosto, Piazza Navona veniva deliberatamente allagata coprendo gli scarichi delle fontane. Una straordinaria tradizione barocca nata per dare sollievo ai cittadini dal torrido caldo romano.
Oggi, durante le torride giornate estive, i turisti e i romani cercano un po’ di refrigerio all’ombra dei monumenti o bevendo dai celebri “nasoni”. Ma se vi foste trovati a Roma nel diciassettesimo o diciottesimo secolo, la soluzione al grande caldo sarebbe stata decisamente più spettacolare: sareste andati a fare il bagno a Piazza Navona.
Per oltre duecento anni, una delle piazze più famose del mondo si trasformava letteralmente in un lago artificiale. Non si trattava di un incidente o di un’alluvione, ma di una vera e propria scelta deliberata e di una tradizione amatissima, nata per rinfrescare la popolazione e regalare alla città momenti di puro divertimento.
L’idea di Papa Innocenzo X e il miracolo dell’acqua
Tutto ebbe inizio nel 1652. L’anno precedente, il grande scultore Gian Lorenzo Bernini aveva completato la monumentale Fontana dei Quattro Fiumi. La piazza, che sorge sulle ceneri dell’antico Stadio di Domiziano, manteneva una caratteristica forma concava, con il pavimento che pendeva leggermente verso il centro.
Papa Innocenzo X (al secolo Giovanni Battista Pamphili) ebbe un’intuizione per fare un regalo al popolo romano, stremato dalla morsa del caldo estivo. Ordinò di chiudere temporaneamente gli scarichi delle tre fontane della piazza. In pochissimo tempo, i flussi d’acqua imponenti che sgorgavano dai monumenti barocchi iniziarono a esondare, riempiendo l’intera piazza e creando un bacino d’acqua profondo circa mezzo metro. Nacque così ufficialmente il “Lago di Piazza Navona”.
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Carrozze, giochi d’acqua e sfarzo barocco
L’iniziativa divenne immediatamente un appuntamento fisso. Ogni sabato e domenica di agosto, la piazza si trasformava nel palcoscenico di una festa acquatica senza eguali.
Il “Lago” azzerava momentaneamente le differenze sociali, pur mantenendo intatte le stravaganze dell’epoca:
- I nobili e gli aristocratici sfilavano nell’acqua a bordo delle loro sontuose carrozze, schizzando i passanti e sfoggiando vestiti e cavalli. Alcuni, come i discendenti della famiglia Pamphili, arrivarono a navigare il lago a bordo di vere e proprie gondole dorate.
- I popolani e i bambini si tuffavano per nuotare, rinfrescarsi e giocare nell’acqua, spesso improvvisando mercati e scommesse.
- I musicisti si posizionavano alle finestre dei palazzi circostanti (come Palazzo Pamphili o Palazzo Lancellotti) per suonare sinfonie che rimbalzavano sullo specchio d’acqua, creando un’atmosfera magica e surreale.
La fine di una tradizione millenaria
Questa straordinaria festa estiva andò avanti per oltre due secoli, superando i pontificati e le epoche storiche. Venne interrotta solo temporaneamente alla fine del XVII secolo a causa di un’epidemia di influenza (per il timore che il virus si propagasse nell’acqua stagnante).
A decretare la fine definitiva del Lago di Piazza Navona fu, ironicamente, la modernità. Nel 1867, sotto il pontificato di Pio IX, la piazza venne pavimentata nuovamente: il livello del suolo fu rialzato e la caratteristica forma concava venne spianata per favorire la viabilità della città che stava cambiando. Inoltre, le crescenti preoccupazioni per l’igiene pubblica resero l’allagamento non più sostenibile. L’ultimo “lago” ufficiale venne documentato nel 1865.
Oggi, passeggiando tra i caffè e gli artisti di strada di Piazza Navona, resta difficile immaginare carrozze e bagnanti sguazzare attorno all’Obelisco. Eppure, per secoli, il cuore di Roma è stato un mare urbano, testimonianza dell’incredibile capacità della Città Eterna di unire ingegneria, sfarzo e la più pura gioia popolare.
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