Massimo Ranieri canta la Napoli degli anni ’50 e ’60: ‘Questa musica è immortale’

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Si intitola Malìa – Napoli 1950-1960 (dal testo di Te Voglio Bene Tanto Tanto) l’ultimo progetto di Massimo Ranieri, prodotto da Mauro Pagani e ‘suonato’ […]
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Si intitola Malìa – Napoli 1950-1960 (dal testo di Te Voglio Bene Tanto Tanto) l’ultimo progetto di Massimo Ranieri, prodotto da Mauro Pagani e ‘suonato’ da cinque straordinari talenti del mondo del jazz: Enrico Rava (tromba e flicorno), Stefano Di Battista (sax alto e sax soprano), Rita Marcotulli (pianoforte), Stefano Bagnoli (batteria) e Riccardo Fioravanti (contrabbasso).

Ranieri torna a cantare la sua Napoli in queste 12 tracce accuratamente selezionate per diventare specchio e narrazione di una decade unica nella storia partenopea: “Da questo album viene fuori la Napoli degli anni ’60, quella del boom. – racconta Massimo ai nostri microfoni – Iniziavamo a stare meglio, si usciva, si andava al night, oggi si usa dire che si andava a rimorchiare (ride, ndr). C’era però una musica viva, nei locali c’erano i complessi e anche grandi musicisti. Era una Napoli brillante, che iniziava a venire fuori con la sua grande musicalità. Quella Napoli mi piaceva molto”.

L’unico rimpianto (si fa per dire) di Ranieri è stato vivere quella decade en passant: “Sono nato nel ’51 – spiega in conferenza – queste canzoni le canticchiavo e ingiustamente le reputavo inferiori ai grandi classici. A questo proposito vi racconto un aneddoto. Prima che io sbarcassi in America nel 1964, avevo imparato un po’ di frasi, ‘Please’, ‘I want’, cose così. Il mio maestro lavorava alla NATO a Napoli ed era un perfetto bilingue. Per farmi rompere il ghiaccio mi invitò in questo locale, si chiamava EM Club, a Piazza Municipio. Era un club solo per americani. Feci lì il mio debutto in inglese e cantai America, che dopo scoprii essere una canzone di West Side Story. Avevo 12 anni, la platea era composta solo da militari e marines americani, che un po’ risero anche. Insomma, posso dire di aver fatto parte dei cantanti da night club”.

L’album accompagna per mano chi lo ascolta nella Napoli filo-americana di quegli anni, grazie soprattutto agli straordinari arrangiamenti del quintetto jazz, vero e proprio protagonista di queste tracce, tanto che Massimo Ranieri ammette senza giri di parole di essersi messo al loro completo servizio, per far spazio alla musica e alle sette note.

“La collaborazione tra questi cinque grandi musicisti è stata bellissima. – commenta Mauro Pagani – Ci siamo divertiti e c’è stata una disponibilità a lavorare incredibile. Sapete che spesso i grandi musicisti tendono a suonare tanto e a tirare fuori la loro abilità manuale, stavolta invece la nostra preoccupazione principale era quella di suonare troppo. Mi dicevano ‘Non è che stiamo coprendo il pezzo o Massimo?’. Queste sono attenzioni che solo i grandi musicisti hanno”. L’esperienza di Ranieri con il jazz probabilmente proseguirà con qualche live e in tv (a gennaio), a dimostazione di quanto questo sodalizio sia stato prolifico e stimolante, indipendentemente dalle vendite dell’album, in uscita il 9 ottobre.

Questa musica è immortale. – mi spiega Massimo – Io lo dico sempre, devo ringraziare questi autori che danno da mangiare a noi cantanti. Sono come Giuseppe Verdi, Rossini, Donizetti. Anzi, forse questi signori si sono ispirati alla melodia napoletana, che esiste dal ‘500”.

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Massimo Ranieri canta la Napoli degli anni ’50 e ’60: ‘Questa musica è immortale’
Massimo Ranieri canta la Napoli degli anni ’50 e ’60: ‘Questa musica è immortale’
Massimo Ranieri canta la Napoli degli anni ’50 e ’60: ‘Questa musica è immortale’