La Crisi di Luglio già ‘In netta ripresa’: ‘Siamo la pop band della porta accanto’

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Esce il 4 settembre l'EP In netta ripresa, che segna il debutto discografico de La Crisi di Luglio, duo pop – bresciano doc – composto […]
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La Crisi di Luglio già ‘In netta ripresa’: ‘Siamo la pop band della porta accanto’

Esce il 4 settembre l'EP In netta ripresa, che segna il debutto discografico de La Crisi di Luglio, duo pop – bresciano doc – composto da Andrea Podestani e Daniele Ardenghi.

Sei tracce tra cui ritroviamo anche Vacanze a Rimini, singolo disponibile dal 31 luglio, che ci ha permesso di assaggiare un po' il sound britpop di Andrea e Daniele, che riescono comunque a contraddistinguersi per la capacità di scrivere testi fortemente legati alla loro identità e cultura territoriale, senza svestirsi del tutto del loro respiro nazionale.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Daniele per farci raccontare questo EP e la storia de La Crisi di Luglio, a partire dal particolarissimo nome.

 

Ciao Andrea, la prima domanda te la vorrei fare sul nome, perché ho cercato subito su Wikipedia e ho scoperto che ha un'origine abbastanza seria. Voi però l'avete scelto un po' per caso…

Sì, e tra l'altro il nome lo abbiamo scelto proprio attraverso Wikipedia, abbiamo fatto il tuo stesso percorso… L'ha trovato Andrea, l'altro ragazzo che suona con me. Sai che Wikipedia a volte come HomePage ti dà un articolo random… era luglio ed è uscita fuori "La Crisi di Luglio". Il nome a lui è piaciuto subito e poi, quando me l'ha proposto, è piaciuto anche a me. È stata una cosa casuale, però effettivamente il nome individua un periodo storico particolarmente importante, perché risale alla Prima Guerra Mondiale. E poi suona bene, perché 'crisi' è una di quelle parole che ultimamente si è sentita molto, però – in contrasto – c'è anche il titolo del nostro album, In netta ripresa.

Infatti volevo proprio chiederti se il titolo dell'album l'aveste scelto appositamente per contrastare il nome del gruppo.

Beh sì, perché in qualche modo noi riusciamo ad essere attuali in entrambi i modi, nel senso che c'è la crisi, ma c'è anche la ripresa. Si parla tanto dell'Italia e di questa progressiva uscita dalla crisi, ci sono tanti segnali. Mi viene in mente – per quanto riguarda la terra in cui abito, cioè Brescia – che si parla molto di abbassamento delle ore di cassa integrazione nelle aziende. Insomma, in Italia si respira un po' quest'aria di ripresa, che tra l'altro speriamo sia vera. Diciamo che dall'unione di questi due aspetti nasce oggi la nostra band.

Possiamo dire quindi che il titolo dell'album rappresenta un po' una svolta ottimista rispetto al nome del gruppo?

In realtà il nome non voleva essere assolutamente qualcosa di pesante o di particolarmente serioso. Anzi, siamo due ragazzi che vogliono far tutto fuorché ammorbare la gente con problemi o cose concettuali. Banalmente, suonava bene il nome, era molto carino e secondo me aveva anche un bel suono. Quando le parole suonano bene, in realtà in qualche modo vincono loro, anche sul significato.

Come siete nati come gruppo? Ho letto che avete altri lavori (anzi mi chiedo se li avete ancora). Dove avete quindi trovato tempo e spazio per dedicarvi alla musica?

Sì, i nostri lavori li portiamo avanti perché sono le nostre fonti di sostentamento. Noi ci siamo conosciuti all'università ormai una decina d'anni fa e andavamo tra l'altro dallo stesso insegnante di chitarra. Fu proprio lui a segnalarci l'uno all'altro, anche per la comunanza di gusti musicali. Il nostro rapporto è stato sempre di amore e odio, nel senso che nel corso degli anni siamo stati vicini e lontani. Poi, dopo un po' di tempo durante il quale io sono stato per fatti miei con altri gruppi mentre Andrea – che tra l'altro è molto bravo a suonare – stava un po' da solo, abbiamo deciso di dedicarci a scrivere in italiano per la prima volta. Abbiamo iniziato a registrare le canzoni un po' per scherzo, anche se direi più per divertimento, finché non è nata Benaco, una canzone che fa parte dell'EP. È una canzone che parla del Lago di Garda, perché in quel momento stavamo pianificando – o meglio, pensando di scrivere – un disco che parlasse solo della nostra città e della nostra provincia, qualcosa di molto locale. Ci sembrava che il modo più bello e vero di scrivere in italiano per la prima volta fosse descrivere la realtà che viviamo tutti i giorni. Il caso ha voluto che questa canzone sia stata ascoltata su internet dal direttore artistico della Warner, che ci ha contattato, ci ha fatto andare a Milano e ci ha detto: 'Bello, mi piace molto, vorrei sapere però se siete in grado di scrivere delle cose che abbiano un respiro non solo così locale, ma anche nazionale'. E qui è iniziata la fase due de La Crisi di Luglio, perché da due amici che scrivevano canzoni e le registravano, siamo diventati due amici che scrivono canzoni e le registrano con lo scopo di provare a convincere un'etichetta così importante, cosa che che tra l'altro ci sembrava veramente impossibile e irreale. Da quel momento abbiamo scritto tantissime canzoni, ne abbiamo registrate e provinate quasi 30. In questo modo è nata La Crisi di Luglio, il suo immaginario, le sue canzoni e anche il suo suono.

Quindi le canzoni dell'EP sono frutto di una lunghissima selezione di un ampio repertorio?

Sì, la selezione è stata fatta prevalentamente dall'etichetta, ma ne abbiamo registrate veramente tantissime. Non scherzo, penso almeno una trentina dall'agosto dell'anno scorso ad oggi. Quindi abbiamo lavorato per un anno a questo album. Hai presente quando si parla di scrittura automatica, di quando si scrive sotto un impulso quasi spiritico? Abbiamo scritto con grande entusiasmo ed è stata una cosa molto bella, siamo molto contenti.

Mi dicevi che il progetto iniziale era un po' quello di raccontare la vostra realtà territoriale e che poi avete ampliato un po' il vostro raggio, ma la mia impressione è che la vostra territorialità si avverta comunque in background in ogni singola canzone…

Sì, quello che dici è molto vero. Effettivamente ogni canzone nasce da quello che siamo, da quello che vediamo, anche cose non eclatanti. Prendi un pezzo come Elicottero

Ecco, parliamo un po' di quel pezzo, che mi ha molto incuriosito. Da dove nasce quella canzone?

Io abito vicino all'Ospedale Civile di Brescia, che ha la piattaforma di atterraggio e di partenza delle eliambulanze. Si alzano in volo molto spesso durante il giorno e per me è diventato un suono quasi costante. Non abito a due passi, però sento quando si alza e sento quando arriva. Tra l'altro, io sono molto appassionato di Oasis e uno dei video che mi ricordo è D'You Know What I Mean? di Be Here Now, nel cui video c'erano appunto gli elicotteri. La canzone nasce un po' da tutto questo… Parla di quella sensazione che si ha quando nella vita si è soltanto un po' spettatori, la sensazione di arrivare alla finestra a guardare la vita da lì senza toccarla, quasi volendo rimanere protetti per un attimo tra le mura di casa, mentre fuori magari c'è qualcuno che sta male, che arriva in ospedale nell'eliambulanza. È una sensazione che non ti so spiegare bene, ma credo che sia abbastanza comune. È uno di quei momenti in cui ciascuno di noi si sente un po' bloccato, quasi in uno stato di stasi, e se ne sta lì, non giudica e non protesta, ma semplicemente guarda.

Vedi che, come ti dicevo, anche in una canzone come questa c'è un po' in background il riferimento alla vostra realtà territoriale. È molto bello, perché secondo me vi caratterizza molto.

Assolutamente sì, noi siamo una pop band di provincia, la pop band della porta accanto, del quartiere.

Mi racconti invece un po' Marta? Chi è la Marta della canzone?

Marta è completamente frutto della mia immaginazione. Ti posso dire che Marta è tanti minuti passati in macchina in coda, andando e tornando da lavoro o andando e tornando da qualche posto. Fortunatamente e molto spontaneamente, quando sono in coda in auto, mi vengono in mente i testi e le melodie delle canzoni. Marta quindi non è nessuno, potrebbe essere qualsiasi tipo di ragazza vincente che ti fa pesare di esserlo. Personalmente, ti confesso che ogni tanto sono un po' spaventato dall'universo femminile, soprattutto quando è un po' aggressivo. In questo io e Andrea siamo molto diversi. Lui ad esempio ha scritto Marconi. Sa scrivere d'amore in modo abbastanza naturale, a me viene difficile. Tutti i miei personaggi femminili sono difficilmente personaggi che escono con una visione di me innamorata. Piuttosto, sono delle figure che mi stupiscono e che mi colpiscono, però un po' in negativo. La ragazza vincente mi spaventa perché è un po' spigolosa, ma ci tengo a specificare che non c'è niente di sessista ovviamente.

E invece l'idea di girare il video di Vacanze a Rimini in montagna quando parla di tutt'altro?

È stata un'idea del direttore artistico della Warner. Ci ha detto: "Se facciamo il video del primo singolo Vacanze a Rimini, ho deciso che vi porto sul ghiacciaio". Secondo me è stata un'idea geniale, strana ma particolare. Abbiamo lavorato un po' per contrasto e credo che l'aspetto dello stupore possa essere in qualche modo vicino anche alla nostra musica. È stato comunque anche divertente girare quel video.

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