Sanremo 2020, ‘pagati una miseria’: polemica sui musicisti dell’orchestra: quanto prendono al giorno per suonare

Quanto guadagnano i musicisti dell'orchestra di Sanremo 2020? La retribuzione è davvero misera se paragonata ai cachet di ospiti e conduttori
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Non c’è Festival di Sanremo che non sia accompagnato dalle polemiche sui cachet di conduttori, ospiti e protagonisti vari. Cifre elevate che la Rai sembra ben felice di sborsare visti gli incassi che la kermesse porta nelle casse dell’azienda. Ma c’è chi, pur lavorando sodo e con passione per la buona riuscita delle cinque serate, non ha un compenso adeguato. Sapete quanto guadagna, ad esempio, un musicista dell’orchestra di Sanremo 2020?

Quanto prende al giorno un musicista dell’orchestra di Sanremo 2020

Il ruolo degli orchestrali del Festival è primario: tutto sul palco dell’Ariston avviene dal vivo e sono loro a scandire tutti i momenti della kermesse. Per arrivare preparati alle cinque serate di Sanremo 2020, i musicisti dell’orchestra lavorano per oltre un mese, studiano, si esercitano, fanno le prove.

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Eppure, il loro impegno è ripagato con appena 50 euro al giorno. Tanto guadagnerebbe infatti chi fa parte dell’orchestra stabile di Sanremo durante il Festival. In totale, sarebbero “1.930 euro lordi per i circa 40 giorni di lavoro più 180 euro di rimborso“, ha rivelato uno di loro in una intervista esclusiva a SenzaFiltro.

Insorgono i sindacati

Cifre davvero irrisorie se paragonate ai compensi destinati alle star del Festival, che hanno fatto insorgere i sindacati.

Particolarmente agguerrita, Emanuela Bizi, segretario generale Slc Cgil che osserva: “Mentre i tanti ospiti di Sanremo 2020 vengono compensati con ricchi cachet, i musicisti che dovranno esibirsi per tutta la settimana, e che stanno provando ininterrottamente da giorni, vengono pagati appena 50 euro. Prove estenuanti e tempi di lavoro interminabili: dalle 10 del mattino fino a fine diretta, spesso dopo la mezzanotte”.

La sindacalista aggiunge: “Sono condizioni inaccettabili che svelano, ancora una volta, come dietro luci sfavillanti e giacche doppiopetto il mondo dello spettacolo in Italia non riconosca il lavoro degli artisti anche se, proprio sulle loro capacità e competenze, mette in piedi fruttuosi business”.