Con Alchemaya Max Gazzè si dedica all’alchimia sintonica e agli alieni, la nostra recensione

In molti hanno enunciato il desiderio di confrontarsi con l’opera o la sinfonica, in pochissimi hanno avuto il coraggio e la tenacia di portare la […]
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In molti hanno enunciato il desiderio di confrontarsi con l’opera o la sinfonica, in pochissimi hanno avuto il coraggio e la tenacia di portare la missione a termine realizzando, come nel caso di Max Gazzé, un spettacolo unico, intelligente e coerente che ancora una volta dimostra, come se ce ne fosse il bisogno, il talento di questo artista italiano. Non siamo di certo difronte ad un cantante che con la voce a canna doma un intero ensemble wagneriano o all’ennesima esperienza rock di archi e band e schitarrate alla Led Zep. Il progetto è raffinato ed ambizioso proprio come ce lo possiamo aspettare da un artista come Gazzé che ha fatto del suo piglio e del suo humor l’arma vincente. Capace di far digerire nei suoi brani pop cambiamenti tonali, ritmici e sincopati con la semplicità che solo i grandi hanno, Max Gazzé ci sorprende con un progetto coraggiosissimo ed in totale contro tendenza con le barbarie culturali a cui siamo tristemente abituati. 

Alchemaya nasce probabilmente dal desiderio profondo di giocare con un vocabolario diverso fatto da un’intera orchestra di elementi classici e di mischiare sonorità talebane di tamburi atavici con sintetizzatori analogici in stile prog music senza porsi alcun limite nel linguaggio e nel libretto, da questo nasce il neologismo “sintonica”.

L’intera prima parte dell’opera, la più interessante a nostro avviso, quella che ci fa sobbalzare per intenderci, è un’inedita composizione formale di opera. La composizione è scandita in parti introdotte dal bravissimo Ricky Tognazzi attraverso l'espediente della voce narrante.

Se state pensando al pop siete lontanissimi dalla realtà. Il Libretto dell’opera, scritto a quattro mani con il fratello Francesco, si ispira in libertà ai classici dell’esoterismo senza lasciar per strada le antiche e sacre scritture cristiane. Si parte con il tema della nascita dell’uomo o meglio della trasformazione della scimmia in uomo ad opera degli alieni Annunachi passando per il Maestro Giordano Bruno per arrivare a considerazioni sulla luce e sulla simbologia legata al mondo angelico. Un percorso tra il massonico ed il religioso che ci diverte perchè rappresenta la comune navigazione notturna googleiana che molti di noi perpetuano alla ricerca di risposte o più semplicemente per interrompere la noia.

Lo spettacolo parte con il mantra evocativo prodotto dalle percussioni di Arnaldo Vacca, l’orchestra esce dalla buca e conquista il palco lasciando al centro i synt come un altare sacerdotale. A destra Max, a sinistra il direttore sovrastati da una fascia che percorre l’intero palco dedicata alle proiezioni. Ad accompagnare l’artista è la Bohemian Symphony Orchestra di Praga supportata da alcuni elementi esterni agli ottimi e da Roberto Procaccini, ai synth, Vacca alle persussioni e Salvatore Mufale al Piano. Il primo atto è interamente dedicato all’opera sintonica.  

La seconda parte dello spettacolo è sicuramente più commestibile per i più, si tratta di un arrangiamento sintonico dei più grandi successi dell’artista. Nella migliore tradizione del concerto pop, il pubblico applaude a tempo e canta, si perde un pò la magia dell’opera ma sicuramente si conquista il cuore del fan. In sala nella data romana Fabi, Silvestri e Consoli fra tanti boss della discografia ed il produttore Francesco Barbaro ringraziato pubblicamente dall'artista per aver accetto la sfida di sostenere l'impresa.

 

Alchemaya: Tour Teatrale – Aprile 2017

 

3 aprile: Roma – Teatro dell’Opera

8 aprile: Firenze – Teatro dell’Opera

10 aprile: Napoli – Teatro San Carlo

11 e 12 aprile: Milano – Teatro Arcimboldi

13 aprile: Padova – Gran Teatro

14 aprile: Torino – Auditorium del Lingotto