Levante nella ‘Magmamemoria’: “Un disco di consapevolezza e cambiamento”

Non c’è una sola parola, di quelle scritte cantate e pronunciate da Levante, che sia lasciata al caso. E a confermarlo arriva Magmamemoria, il nuovo album della cantautrice siciliana, il cui titolo suona tutto un programma (di fonetica e semantica). La densità magmatica che Claudia racconta nelle tredici canzoni del disco è un impasto di storie fra passato, presente e futuro che non tradisce la carriera dell’artista ma che allo stesso tempo ne segna un passo in avanti.

“Ho accumulato ricordi ed esperienze che ho inserito in questo lavoro per il quale è stata fatta una grossa ricerca. – spiega Levante in occasione della pubblicazione del suo primo progetto per Warner Music – A partire dai suoni, per i quali sono risalita agli Anni Novanta, coi rullanti e tutti gli artisti che amavo, per poi risuonare il tutto in chiave moderna aggiungendo l’orchestra.”

Una miscela, anche in questo caso, che parte dal passato per arrivare all’oggi “attraverso la sempreverde musica classica” che fa da trapunta quasi immortale. Ci sono tanti momenti e spazi in Magmamemoria: oltre alla linea temporale, infatti, la cantautrice si muove nello spazio in maniera fortemente teatrale, plasmando i protagonisti del suo canto come fossero comparse sulla scena.

“Il disco si apre con il brano che dà il titolo all’intero album, una canzone manifesto, mentre in chiusura c’è Arcano 13, numero che nei tarocchi indica la morte intesa, però, come rinascita e nuovo inizio.”

Del resto, nell’estetica di Levante la fisicità dei corpi ha sempre avuto un ruolo importante, e la copertina di questo quarto disco non fa che confermarlo con la sua figura quasi ieratica. “Disegno sempre le mie copertine – ci racconta l’artista – e questa volta avevo in mente tre elementi: il colore rosso, i capelli lunghi anzi lunghissimi (che rappresentano il tempo che passa, quindi la memoria) e la posa seduta, che è classica per me. Con questa cover è come se dicessi a tutti: sono qui, arrivo in pace e porto ricordi.”

Di memorie, storie ed emozioni, Levante ne canta tanti, molti vissuti sulla propria pelle. “Espormi così tanto nei miei testi a volte mi è costato fatica, anzi ti dico che certi brani non li ho proprio fatti uscire.” E con pacata saggezza, Claudia aggiunge: “A volte è più importante non ferire le persone che far ascoltare la propria musica. Ho evitato di pubblicare certi testi perché non era necessario lanciare altre spade; è stato un sacrificio, se vogliamo, anche rispetto al mio ego. Per il resto, però, non mi sono mai sottratta dal fare la mia parte.”

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E tra le vicende personali che ripercorriamo in Magmamemoria ci sono famiglia, amore e terra natia. “Il rapporto con la Sicilia è migliorato – confessa l’artista – e devo dire che ho molti più amici siculi oggi di qualche anni fa, e torno a casa più spesso. Mi sono persa, prima, per poi ritrovare quell’isola ed effettivamente non sono mai stata tanto siciliana come in questo album.”

“Mi rifiuto di stare attenta ai numeri, io non sono numero. Spero che questo disco arrivi nelle case per emozionare e, se possibile, far riflettere chi lo ascolta.”

Delle radici, poi, Levante ritrova anche il padre che, dice, “non cantavo da un po’. Ero in casa con una luce pazzesca, quasi mi sembrava di stare in paradiso. Allora mi sono ricordata che non avevo scritto nulla per lui in questo disco. Senza inventarmi cose pazzesche, mi sono semplicemente messa al piano, ho scritto quattro accordi e poche frasi. Ne è nata una riflessione sul fatto che mi ero un po’ scordata della sua persona, anche se so che è sempre con me.”

Dal padre all’amore finito per Antonio (Diodato), le presenze maschili sono forti e costruttive. “Descrivo una storia sentimentale che meritava di essere raccontata nonostante la sua fine – spiega l’autrice – e il brano esprime una felicità grandissima che è passata, almeno in quella forma. E produttivamente è una canzone che mi ha sorpreso, con quella coda lunghissima che la fa sembrare interminabile…”.

A chi le chiede infine se Magmamemoria sia il disco della sua rivoluzione, Levante risponde: “Non so se lo sia, sicuramente è un disco di consapevolezza e di cambiamento rispetto a quello che ho fatto prima, ma resto fedele al mio linguaggio e alla mia grammatica estetica.

Io la mia rivoluzione la faccio cercando di mantenere alta l’asticella del bello; ce la metto tutta per cercare di non nuotare dove mi trascinano le correnti. Non sono una banderuola al vento, preferisco essere il vento.”

Articolo di Paola Maria Farina