La mappa dei redditi a Milano: una geografia complessa che ci mostra una distribuzione ineguale della ricchezza.
Raccontare Milano è sempre più complesso e, ora, alla luce dei nuovi dati sulle dichiarazioni dei redditi del capoluogo lombardo, quella che si disegna è una vera e propria geografia economica fatta di fortissimi contrasti. Basta guardare i numeri: si va dalle zone dove si superano gli 80mila euro annui pro capite fino alle aree in cui gli stipendi scendono drasticamente. Quella che ci troviamo di fronte è una città a più velocità, dove la distribuzione della ricchezza non è uniforme ma segue confini precisi.
Milano, i quartieri più ricchi secondo le dichiarazioni dei redditi: tra centro storico e CityLife si superano anche i 90mila euro
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La mappa dei redditi 2025 mostra con chiarezza dove si concentra la ricchezza a Milano. Il dato più alto si registra nel cap 20145 (Magenta, Pagano, CityLife), dove il reddito medio supera i 93mila euro annui pro capite. Valori molto elevati anche nel centro storico (cap 20121), con circa 84.888 euro medi e un imponibile complessivo di 5,4 miliardi generato da 67mila contribuenti .
Accanto alle aree storiche del benessere, si affacciano quartieri in crescita: Portello-Accursio raggiunge circa 61mila euro medi, mentre Scalo Porta Romana si attesta intorno ai 50mila euro, trainato dai processi di riqualificazione urbana. Anche Lambrate mostra segnali di gentrificazione con redditi intorno ai 43mila euro, segno di una città dinamica ma sempre più selettiva.
Nel complesso, Milano resta tra le città più ricche d’Italia, con un reddito medio di oltre 40mila euro, ben superiore alla media nazionale. Anche se all’estremo opposto della mappa si trovano le periferie, dove i redditi si abbassano drasticamente. Il caso più emblematico è quello di Quarto Oggiaro (cap 20157), che registra appena 18.500 euro annui pro capite, il valore più basso in città. Anche altre zone come Baggio, Comasina e Villapizzone si attestano intorno ai 20mila euro, spesso caratterizzate da famiglie monoreddito, pensionati e giovani lavoratori.
Il divario è netto: tra le aree più ricche e quelle più fragili si passa da oltre 90mila euro a meno di 20mila, una forbice che evidenzia una crescente polarizzazione sociale.
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