Niente effetti speciali, niente draghi: solo cavalli, alberi e tende nel fango. A Knight of the Seven Kingdoms, disponibile dal19 gennaio su HBO Max, segna una svolta radicale nel mondo di Game of Thrones. A Roma abbiamo incontrato Ira Parker (co-creatore della serie insieme a George R.R. Martin), che ci ha raccontato le scelte creative dietro questo nuovo capitolo dell’universo di Westeros.
Un tono diverso, ma fedele
La prima differenza rispetto al mondo di Game of Thrones, è il tono di questa nuova serie: più leggero e comico, pur mantenendo la credibilità del mondo Westeros. «Abbiamo seguito il più fedelmente possibile la novella. Era molto importante per noi essere fedeli a questo tono che George ha creato» spiega Parker. «La tragedia può stare proprio accanto a momenti di felicità e speranza e commedia. Sembra un vero riflesso del nostro mondo.»
Leggi anche: L’Irlanda del Nord torna a essere Westeros nella nuova serie ‘A Knight of the Seven Kingdoms’
Meno CGI, più autenticità
Altro aspetto che balza subito agli occhi è la quasi non presenza della CGI e una maggiore luminosità in molte scene cupe. Abbiamo chiesto ad Ira Parker il perché di questa ‘inversione di tendenza’. «A dire il vero, nella nostra storia c’è pochissima magia. La magia non è completamente morta, è solo al suo minimo storico a Westeros perché i draghi se ne sono andati» spiega Parker. Ma la vera ragione dietro l’approccio più naturale è narrativa: «Volevamo che lo show fosse un’incarnazione di chi è Dunk, il nostro unico personaggio POV. E lui è non raffinato, molto radicato, grintoso e terreno.»
Il risultato è una serie che parla di alberi, cavalli, natura; dove tutti vivono nel fango e nelle tende. «Dunk non ha nemmeno una tenda. Ha un albero e ha una bella vista del cielo notturno, e ne è piuttosto felice, forse proviene da una situazione di grande povertà. Insomma, la sua situazione è decisamente migliore rispetto alla maggior parte di quelle che ha vissuto nella sua giovane vita. Quindi è semplicemente grato di essere lì.» racconta Parker con affetto per il suo protagonista.
Il casting perfetto: Peter Claffey da rugbista a cavaliere
Restando in tema Dunk, Peter Claffey lo incarna alla perfezione regalando un’interpretazione estremamente veritiera. Trovare l’attore giusto non è stato semplice. «Non appena cerchi qualcuno che sia alto quasi sette piedi e non uno stecchino, il tuo bacino di scelta diventa significativamente più piccolo. E poi devi trovare qualcuno che sappia gestire sia il dramma che la commedia» spiega il creatore.
L’incontro con Peter Claffey, ex giocatore professionista di rugby irlandese, è stato illuminante. «La nostra casting director ha detto che ogni singola volta che veniva ai provini, era esponenzialmente migliore di quanto fosse l’ultima volta. Ed è proprio questo che cerchi quando fai un casting. Una persona relativamente sconosciuta è qualcuno che non ha ancora raggiunto il proprio limite massimo, che ha ancora molto margine di crescita. So che può sembrare assurdo dirlo di un ragazzo alto un metro e novantacinque, piuttosto robusto, ma lui continua a crescere!»
A Knight of the Seven Kingdoms 2: anticipazioni sulla seconda stagione
Per chi si affezionerà a Dunk in questa stagione, Ira Parker ha ottime notizie: «Abbiamo iniziato le riprese della seconda stagione e Peter mi ha lasciato a bocca aperta. Quindi, a chi lo apprezzerà in questa stagione, dico solo: aspettate di vedere cosa ha in serbo per voi..»
Crediti foto@HBO MAX