Una volta doveva essere la città del divertimento, oggi sembra essere quasi simbolo del fallimento dei sogni umani. Negli anni ’60 l’imprenditore Mario Bagno trasformò Consonno in un parco a tema kitsch con minareti, sfingi e un grand hotel. Poi arrivarono le frane, la solitudine e il silenzio. Oggi, tra graffiti e cemento divorato dall’edera, si aggira l’eco di quella “Las Vegas lombarda” mai compiuta — un luogo perfetto per sentire i fantasmi del consumismo perduto.
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