Gig economy, Uber: anche in USA più tutele per gli autisti

Vi abbiamo raccontato recentemente della nuova legge in Italia che punta proprio a regolarizzare la situazione professionale di queste figure. Adesso, dopo il Regno Unito, anche gli USA insistono affinché Uber riconosca agli autisti lo status di dipendenti. Ecco cosa è stato deciso dalle autorità newyorkesi

Uber è da tempo al centro di numerose polemiche sulla tutela dei diritti professionali degli autisti. Un tema che si inserisce in un dibattito molto più ampio e che riguarda la regolamentazione del lavoro legato al mondo della gig economy.

Parliamo di driver, fattorini, ragazzi che consegnano cibo a domicilio. Parliamo di tutte quelle figure il cui mestiere è connesso all’e-commerce, alle piattaforme online. Vi abbiamo raccontato recentemente della nuova legge in Italia che punta proprio a regolarizzare la situazione professionale di queste figure. Adesso, dopo il Regno Unito, anche gli USA insistono affinché Uber riconosca agli autisti lo status di dipendenti.

Uber: la decisione delle autorità americane

Le autorità newyorkesi hanno preso una decisione che forse cambierà le dinamiche del rapporto lavorativo degli autisti di Uber: hanno deciso, infatti, di schierarsi in favore di tre ex driver che avevano fatto causa contro la società con la richiesta di assicurazione sulla disoccupazione, fatta nel 2016 e mai accettata.

Le autorità Usa hanno dichiarato che questa decisione si applicherà anche ad altri autisti Uber “in una posizione simile”. Non è la prima volta che la società perde in tribunale: lo scorso novembre, in Gran Bretagna, la Corte ha sentenziato che Uber ha l’obbligo di assicurare ai suoi autisti i diritti fondamentali, come per esempio i giorni di malattia pagati e le ferie.

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