Nel nuovo elenco delle malattie OMS compare il gaming disorder: ecco cos’è

Che cos'è il gaming disorder? E quando un comportamento è ritenuto patologico? Le risposte nel nuovo testo approvato dai Paesi membri all'Assemblea Generale in corso a Ginevra

L’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, ha stilato una nuova lista di malattie, aggiungendo anche il gaming disorder. Come già preannunciato diversi mesi fa, questo tipo di disturbo è entrato nell’elenco ufficiale delle patologie mondiali.

Di cosa stiamo parlando? Si tratta della dipendenza dai videogiochi. Proprio così. Da tempo gli esperti hanno messo in allarme l’Organizzazione portando alla luce il problema e creando addirittura delle cliniche nelle quali disintossicarsi, anche in Italia.

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I Paesi membri hanno approvato il nuovo aggiornamento dell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (Icd-11) durante l’Assemblea Generale in corso a Ginevra.

Gaming disorder: quando un comportamento è considerato patologico

Nel nostro Paese, secondo i dati emersi da una ricerca Aesvi-Gfk, ci sarebbero ben 29,3 milioni di videogiocatori. Di questi si è stimato che a soffrire di gaming disorder siano circa 270mila, soprattutto di sesso maschile, compresi in una fascia di età tra i 12 e i 16 anni.

Il nuovo testo adottato dall’Oms sarà in vigore dal primo gennaio 2022. Il documento contiene definizioni e codici di oltre 55mila malattie e condizioni patologiche, tra cui, appunto, il gaming disorder.

La sua definizione precisa è:

“una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti legati al gioco, sia online che offline, manifestati da: un mancato controllo sul gioco; una sempre maggiore priorità data al gioco, al punto che questo diventa più importante delle attività quotidiane e sugli interessi della vita; una continua escalation del gaming nonostante conseguenze negative personali, familiari, sociali, educazionali, occupazionali o in altre aree importanti”.

Quando, però, un comportamento è ritenuto patologico? Come si legge nel testo, il comportamento deve essere reiterato per 12 mesi, “anche se la durata può essere minore se tutti i requisiti diagnostici sono rispettati e i sintomi sono gravi”.

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