Fake news, elezioni europee a rischio interferenza. L’UE corre ai ripari, ma non basta

Il rischio che le fake news influenzino le elezioni europee di maggio è reale. L'UE corre ai ripari e chiede alle grandi piattaforme (Google, Twitter e Facebook per prime) di fare di più per contrastare il fenomeno.

Ci avviciniamo alla data del 26 maggio, giornata di elezioni europee per la nomina del nuovo Parlamento di Strasburgo e il tema delle fake news preoccupa sempre più la Commissione.

Le grandi piattaforme (Google, Twitter, Facebook) hanno sottoscritto a fine 2018 il “Codice di condotta sulla disinformazione“, in base al quale sono tenute a produrre rapporti mensili sulle iniziative messe in atto per evitare che le fake news condizionino il voto degli elettori incerti nelle prossime elezioni europee.

Secondo la Commissione, benché siano stati fatti dei progressi, serve un’azione ulteriore per assicurare la piena trasparenza.

 

Italia al 4° posto per fake news nel rapporto di Google

Google ha pubblicato i dati della sua attività di contrasto alle fake news nel suo primo rapporto mensile.

Il fenomeno delle fake news è globale e cresce in tutto il mondo a ritmi incredibili. Soltanto nel gennaio 2019, Google ha individuato e rimosso 6.226 account italiani falsi, diffusori di notizie non veritiere.

L’Italia è al quarto posto dopo la Gran Bretagna (con 16.679 siti di fake news), l’Estonia (12.295), la Romania (8.652). Un sito su otto, tra quelli oscurati nello stesso periodo in tutta l’Unione Europea, sarebbe italiano. In totale, Big G ha individuato oltre 48.000 siti web che spacciano fake news e annunci pubblicitari sospetti in tutta Europa.

La misura di contrasto di Google sarà un sistema di verifica e di pubblicità dell’identità di chi finanzia campagne politiche. Gli inserzionisti dovranno dimostrare di appartenere all’Unione Europea e i loro nomi verranno esplicitati sotto l’annuncio.

 

La strategia di Facebook 

Nel rapporto pubblicato soltanto a febbraio, Facebook ribadisce il suo impegno a bloccare la pubblicità di notizie sensazionalistiche. Tuttavia, quando i fact checkers si imbattono in una fake news – ammette la stessa Facebook – viene semplicemente tagliata la sua diffusione sul newsfeed. Questo determina una riduzione dell’80% delle visualizzazioni, ma il contenuto continua a circolare in nicchie di followers, senza che questo venga del tutto eliminato.

Zuckerberg ha dichiarato che, d’ora in avanti, chi investe in inserzioni politiche su Facebook dovrà rispettare un sistema di autorizzazioni, indicando anche chi le paga. I dati saranno archiviati per sette anni.

 

Anche Twitter scende in campo contro le fake news

Karen White, manager e direttrice delle politiche pubbliche per l’Europa per conto di Twitter, ha annunciato, come primo passo, più trasparenza nell’acquisto di advertising politico correlato alle elezioni.

Il servizio si chiamerà Ads Transparency Center e raccoglierà tutti i dati sulle campagne di advertising previste per le elezioni del 2019. In particolar modo, si potranno leggere le informazioni sugli inserzionisti: chi finanzia la campagna, quanto ha speso, qual è il target, l’obiettivo . Questo significa che l’advertising politico sul social sarà soggetto a verifiche e a una certificazione di autenticità  a conferma che si tratti di soggetti residenti nell’UE. L’obiettivo è contrastare l’ondata di fake news provenienti da paesi come la Russia, già molto attive nella campagna presidenziale USA del 2016.

Questo nuovo servizio, partito l’11 marzo in tutta Europa, durerà fino alle elezioni del nuovo Parlamento.

 

Per la Commissione Europea non è sufficiente

Per la Commissione UE quanto riportato dai giganti del web non basta, occorre uno sforzo maggiore. Si tratta di soluzioni facilmente aggirabili, che hanno già mostrato delle falle in Sud America e negli stessi USA. Inoltre la strategia sembra essere incentrata sui meccanismi di finanziamento delle campagne, più che sull’indipendenza e l’autenticità delle fonti.

Così, se da un lato si cerca l’impegno dei giganti del web, dall’altro si cerca di rafforzare la cooperazione tra gli stati membri dell’UE.

Entro marzo dovrebbe entrare in vigore il Rapid Alert System. Una sorta di allarme che istituzioni comunitarie, stati membri e partner possono attivare per contrastare una campagna di disinformazione. Ma i governi devono ancora nominare i responsabili e stabilire le condizioni per attivare gli alert, mentre i bot impiegano pochi secondi per propagarsi e inquinare il web.

 

Come le fake news possono influenzare le elezioni europee?

Ma in che modo le fake news possono inquinare le elezioni europee (e di conseguenza anche quelle nazionali)?

Lo spiega il recente rapporto del MIT di Boston “The spread of true and false news online“, considerato lo studio più attendibile sulle fake news.

Una notizia fake raggiunge i primi 1.500 utenti a una velocità 6 volte superiore a quella di una notizia vera, con il 70% di probabilità in più di essere condivisa. Dal rapporto emerge che le notizie false sono dalle 10 alle 20 volte più veloci di quelle vere.

La ragione – secondo gli esperti del MIT – deriverebbe da due condizioni effettive. La prima è che le fake news hanno spesso risvolti di originalità, così da sembrare notizie nuove e chi condivide notizie nuove e originali è mosso dalla possibilità di ingaggiare un maggior seguito e aumentare così la sua reputazione sui social.  La seconda ragione sta nel fatto che le notizie false sono confezionate ad hoc con un taglio emozionale, per suscitare curiosità, sorpresa, disgusto o terrore, rispetto a quelle vere che sono legate soprattutto a sentimenti di fiducia e tristezza.

Questo spiega la forte preoccupazione della Commissione UE: non si tratta più di prevenire attacchi da parte di organizzazioni di hackers che possono immettersi nei sistemi telematici elettorali, ma di contrastare una mole incredibile di notizie false che possono influenzare e orientare al voto centinaia di migliaia di elettori indecisi di tutto il continente.

 

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