Accordo di Parigi: nessun paese del G20 è in linea con gli obiettivi per il clima

A confermarlo è il report annuale "Brown to green" di Climate Transparency, realizzato tenendo conto di 80 indicatori. Tutti i dettagli

Tra gli obiettivi dell’accordo di Parigi c’è quello di mantenere contenuto l’aumento della temperatura media globale entro i 2 gradi centigradi. Meglio ancora 1,5. Nessuno dei paesi del G20, però, compresa l’Italia, è in linea da questo punto di vista.

A confermarlo è il report annuale “Brown to green” di Climate Transparency, realizzato tenendo conto di 80 indicatori. Tra tutti i paesi industrializzati, l’Australia è quella che ha la peggior condotta per quanto riguarda le emissioni nei trasporti e nell’edilizia. Anche l’Italia si distingue negativamente in questo senso.

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Si tratta di un documento molto importante, il più completo al mondo, su come queste nazioni stiano agendo nel campo del clima, dell’energia e della finanza sostenibile.

Accordo di Parigi: gli obiettivi climatici per il 2030 sembrano troppo deboli

Se guardiamo lo scorso anno, le emissioni di CO2 dei paesi G20 sono aumentate in tutti i settori, soprattutto in quello dell’edilizia. In quest’ottica, dunque, gli obiettivi climatici per il 2030 sembrano troppo deboli per essere in linea con gli standard di Parigi. Secondo i ricercatori, però, si può ancora agire per migliorare la condizione climatica.

Come? Prima di tutto alzando entro il 2020 i target sulle emissioni che avevano previsto per il 2030. Poi ampliando significativamente gli interventi per la mitigazione, l’adattamento e la finanza entro il prossimo decennio. In base al report, si nota che in Italia le emissioni di gas serra pro capite nel 2016 sono state 6,8 tonnellate (leggermente sotto la media del G20 di 7,5 con un trend dal 2011 di -16%).

Tuttavia le emissioni pro capite dei trasporti (1,67 tonnellate di CO2 nel 2018) e quelle che provengono dal settore edilizio (inclusi riscaldamento, cucina e consumo di elettricità per un totale di 1,8 tonnellate di CO2 a testa nel 2018) superano la media del G20.

Approfondendo la situazione italiana, emerge che nel 2017 sono stati erogati 11,6 miliardi di dollari di sussidi per i combustibili fossili (nel 2008 erano 3,1 miliardi) di cui il 98% è stato investito nel consumo di combustibili fossili e solo il 2% nella produzione. Secondo il report i combustibili fossili rappresentano il 79% del mix energetico del Paese. Le energie rinnovabili, invece, il 40% del mix energetico. Quello che manca, però, è una strategia a lungo termine per raggiungere il 100%.

Gli esperti suggeriscono di eliminare gradualmente le sovvenzioni ai combustibili fossili entro, e non oltre, il 2025. E di istituire una carbon tax o un sistema di scambio di quote di emissione al livello nazionale.

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Rara PIol

Rara PIol

Giornalista, blogger e scrittrice

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