I superbatteri trovati al Polo Nord sono un pericolo anche in Italia

Un chiaro segnale che quello della resistenza agli antibiotici è un tema importante a livello globale. Ma come sono arrivati in un luogo così remoto della Terra? La causa, a detta degli esperti, sarebbe la migrazione degli uccelli. I dettagli

Superbatteri in Italia? Sembrerebbe una minaccia concreta che coinvolge anche il nostro Paese. Si tratta di geni di batteri, chiamati blaNDM-1 e scoperti al Polo Nord, capaci di resistere ad alcuni tra gli antibiotici più forti a disposizione dell’uomo.

A confermarlo è la rivista scientifica Environment International: i superbatteri sono stati individuati in 40 campioni di terreno prelevati nelle isole Svalbard. Sembrerebbe, inoltre, che si tratti degli stessi superbug riscontrati in un paziente ricoverato in un ospedale indiano tra il 2007 e il 2008. Non solo: nel 2010 gli stessi geni sono stati isolati nell’acqua di Delhi inquinata dai liquami.

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“Le regioni polari sono tra gli ultimi ecosistemi incontaminati sulla Terra. Ma meno di tre anni dopo il primo rilevamento del gene blaNDM-1 nelle acque superficiali dell’India urbana, li stiamo trovando a migliaia di chilometri di distanza in un’area in cui l’impatto umano è minimo” – ha spiegato il professor David Graham, dell’università di Newcastle, all’Independent.

Un chiaro segnale che quello della resistenza agli antibiotici è un tema importante a livello globale. Ma come sono arrivati in un luogo così remoto della Terra? La causa, a detta degli esperti, sarebbe la migrazione degli uccelli.

Superbatteri in Italia: i rischi per la salute dell’uomo

Questo tipo particolare di geni possono garantire ai batteri una fortissima resistenza ai carbapenemici, una classe di antibiotici molto potente che si usa proprio nei casi di infezione più gravi. Un’emergenza globale che gli scienziati hanno paragonato al cambiamento climatico o a un’apocalisse.

Secondo gli esperti, questa resistenza sarebbe dovuta all’eccessivo ricorso da parte dell’essere umano agli antibiotici, anche quando si intende intervenire su malattie virali che non solo non ne necessitano l’uso, ma non ne riscontrano alcun effetto.

E l’Italia? Anche lo Stivale non è immune. È quanto emerge dai dati pubblicati su The Lancet Infectious Diseases dall’ECDC: il nostro è il primo Paese per numero medio di infezioni e di morti attribuibili ad antibiotico resistenza.

“Con oltre 200 mila infezioni stacchiamo la Francia, ‘seconda in classifica’ di 80 mila unità e rispetto alla Germania ne contiamo il quadruplo. Quanto a morti attribuibili a questa causa l’Italia nel 2015 ne ha registrate oltre 10 mila, il doppio della Francia e – di nuovo – il quadruplo di Germania e Regno Unito, solo per considerare paesi con un numero simile di abitanti” – si legge sul Sole24Ore.

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