IMBY, acronimo di In My Backyard, è il nuovo progetto presentato alla Maker Faire di Roma e già attivo in alcuni Paesi europei

IMBY è l’acronimo di “In My BackYard”, ovvero una manifestazione di volontà a mettersi in gioco. L’esatto contrario del NIMBY (Not In My BackYard).

IMBY è un progetto franco-ispanico che consente di ospitare rifugiati  nel proprio giardino collocandovi delle piccole eco-case.

In questo modo si crea un terreno favorevole per il dialogo e per l’integrazione sociale. IMBY sposa una filosofia nella quale il rispetto dell’ambiente e la coesione sociale divengono parte di un unico progetto di ospitalità costruttivo.

L’idea: diffondere piccole case nei giardini, per accogliere i rifugiati. Sia a livello urbano, che a livello umano, IMBY è pensato per coinvolgere direttamente i cittadini e per combattere l’esclusione nelle periferie delle città.

I rifugiati, in questo modo, creano un legame con una famiglia e beneficiano dell’alloggio fino a trovare situazioni più stabili e durevoli. L’associazione Samusocial di Parigi, in questo ambito, svolge un monitoraggio sociale delle persone ospitate.

Il progetto IMBY, dopo aver attirato l’attenzione per il suo aspetto innovativo, si sta sviluppando in Ile-de-France e oggi cerca giardini volontari per costruire e diffondere le sue piccole case smontabili. IMBY è nato da architetti provenienti da Francia e Spagna con i gruppi “Quatorze” e “DAT Pangea” ed è stato presentato alla Biennale di Venezia nel 2016 e premiato dall’Ambasciata di Italia in Spagna nell’ambito dell’iniziativa “The Fab Linkage” .

Una prima testimonianza dell’efficacia del valore del progetto la si trova a Montreuil (Parigi), dove un rifugiato afghano ha trovato ospitalità da Charlotte e Dominique, una coppia francese disposta a far costruire la eco-casa nel loro giardino.

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Il costo dell’abitazione IMBY è di 34 mila euro ed entro 2 anni la famiglia accogliente può acquistarla a metà prezzo o in alternativa passarla a un’altra famiglia e in un altro luogo.

Il progetto, quindi, si basa su una permanenza di medio lungo termine e mira a invertire la separazione tra “locali” e rifugiati.

Per la prima abitazione sono stati raccolti 20 mila euro, con la metà del contributo finanziato da una Fondazione. Il resto lo hanno fatto altre organizzazioni impegnate nel sociale.

I costi di luce, acqua e gas sono infine coperti da un’altra organizzazione di aiuto sociale. Per le famiglie che accolgono il costo è comunque pari a zero.

 

 

Questo articolo è stato redatto in occasione del progetto di Alternanza Scuola Lavoro, da Fabiana Colandrea e Giulia Perugini – alunne del V B del Liceo Montessori di Roma.