‘Willow’, Warwick Davis: «Più anziano, più maturo, più sexy» 

Abbiamo partecipato alla conferenza internazionale di 'Willow', la nuova serie disponibile su Disney+ dal 30 novembre.
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Dal 30 novembre su Disney+ è disponibile Willow, la nuova serie targata Lucasfilm e Imagine Entertainment, sequel del film cult del 1988. Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma – per soluzione di continuità – i fan della pellicola ritroveranno Warwick Davis nei panni di Willow Ufgood, mentre Ron Howard – dietro la macchina da presa 34 anni fa – torna come Executive Producer insieme a Samie Kim Falvey.

Nella serie lo stregone Nelwyn torna, anni dopo aver salvato la neonata imperatrice Elora Danan, per guidare un improbabile gruppo di eroi in una missione alla scoperta di un mondo al di là di ogni immaginazione. E al di là di ogni immaginazione, per Warwick Davis, era anche la possibilità di realizzare un sequel quasi 35 anni dopo il film.

«Per anni se ne è parlato. – dice infatti l’attore in conferenza stampa – Mai ufficialmente, ma sempre da parte dei fan. Mi tormentavano continuamente, chiedendomi quando sarebbe uscito un sequel. Non avevo la risposta, almeno finché non ho incontrato Jon Kasdan, che ho scoperto essere anche lui un fan. Sul set di Solo mi chiedevo chi lo avesse lasciato entrare, perché non sono ammessi i fan e lui era ossessionato da Willow. Lì abbiamo deciso di far partire il progetto della serie».

Un progetto – sottolinea l’attore – sviluppato velocemente, almeno secondo i canoni hollywoodiani. «In men che non si dica ero in Galles sul set per il primo giorno di riprese – dice Warwick – di nuovo nei panni di Willow. Solo un po’ più anziano, più maturo, più bello. Più sexy».

Willow: la continuità tra la serie e il film

C’è del resto molta continuità tra il film e la serie, garantita in prima battuta dal ritorno del protagonista ma anche da chiari riferimenti a location e momenti della prima pellicola. «La serie è molto piacevole proprio perché rimanda a eventi accaduti nel film. – dice Davis – In alcune scene, Willow parla di quegli eventi e credo che i fan le capiranno. È divertente anche vedere come ora sono percepiti quegli eventi. E poi le location! Nockmaar in particolare mi ha dato i brividi, sentivo ancora la presenza di Bavmorda. E questo dimostra quanto fossero potenti il film e la performance di Jean Marsh».

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Ovviamente, a distanza di 35 anni, Davis sostiene di aver dovuto affrontare una serie di «sfide fisiche».

«Quando avevo 17 anni era comunque faticoso. Il terreno non era stabile, le montagne della Nuova Zelanda erano ostiche. Stavolta però non ho 17 anni. Ne ho 52. Il resto del cast però è stato eccezionale nel supportarmi». Un’altra sfida era poi indubbiamente rendere giustizia alla storia originale. «Per i fan e nel realizzare una serie che potesse piacere a tutti. – dice l’attore – Ci pensavo in continuazione e un pensiero simile può metterti molta pressione. Però in fondo è stato divertente, ci penso con affetto. Ciò che rende i progetti speciali sono le persone, non il materiale. Il team era fantastico, soprattutto Ron Howard. È stato, in un un certo senso, il nostro Yoda».   

Oltre al cast di giovanissimi che ha supportato Davis – Dempsey Brick, Ellie Bamber, Tony Revolori, Ruby Cruz e Amar Chadha-Patel – sul set c’erano anche Annabelle e Harrison Davis, figli di Warwick.

«Ricordo la prima volta che ho fatto vedere il film a Harrison. – racconta Davis – Aveva sei anni e l’ho lasciato in salotto davanti alla tv. È arrivato correndo nel mio studio gridando Papà sei in pericolo! Stai bene?. C’era un troll che mi attaccava sullo schermo. Da allora Harrison è in terapia (ride, ndr)».

Annabelle in particolare veste i panni di Mims, la figlia di Willow. «Ed è un’attrice brillante – dice il padre – ci siamo divertiti a girare insieme, ma ovviamente tra noi c’è molta sintonia. Harrison? È lo stunt perfetto, perché è alto quanto me. Ma è un po’ arrabbiato perché il lavoro fatto non gli sarà mai riconosciuto: in quanto stunt non devi esistere. Povero Harrison!».

L’assenza di Val Kilmer

Una domanda inevitabile ha infine riguardato l’assenza di Val Kilmer dal progetto. Una domanda lecita – sottolinea Jon Kasdan, Writer e Executive Producer.

«Ovviamente è al centro della storia che stiamo raccontando. – spiega Kasdan – Ci sono tanti giovani personaggi, tutti alla ricerca della loro identità. Chiedersi che fine abbia fatto Madmartigan e cosa gli sia accaduto è il cuore del racconto. Soprattutto per Kit e Airk. Abbiamo pensato molto a come rispondere a questa domanda o se lasciare l’enigma in sospeso. Val Kilmer non poteva venire in Galles a lavorare con noi, quindi abbiamo aggiunto questo amico di Madmartigan che ci può dare qualche indizio su dove si trovi. E abbiamo approfondito il mistero su ciò che può essergli accaduto, espandendo la storia che stavamo raccontando. Per noi è anche un’opportunità di aggiungere un nuovo elemento. Madmartigan è là fuori, aspetta solo di essere trovato. Magari quel giorno arriverà. Io e Warwick saremmo felicissimi di vederlo impugnare di nuovo la spada».

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