‘Polaris will never be gone’: le ombre del j-pop per raccontare la necessità di sentirsi vivi

Il 13 marzo per J-POP manga arriva la miniserie Polaris will never be gone di Eke Shimamizu: tre volumi, raccolti in un unico cofanetto, che raccontano la storia di Mizuumi Tachibana e la sua ossessione per l’idol Sora Tajima. Siamo in Giappone e Polaris will never be gone ruota dunque attorno al mondo del J-pop con tutte le sue contraddizioni. All’apparenza sembrerebbe che il proposito di Eke Shimamizu sia quello di indagare le luci e le ombre del pop giapponese, ma – sfogliando le pagine – è facile rendersi conto che il manga è molto più di una semplice analisi culturale e discografica.

L’input che ha favorito i tratti dell’autrice viene apertamente dichiarato alla fine del terzo volume. «Gli individui sono plasmati dall’influenza di vicissitudini, oggetti, opere e persone di cui fanno esperienza. – scrive Eke Shimamizu – […] Questa era la storia di una ragazza chiamata Mizuumi Tachibana, che esiste all’interno della grande corrente che ha assorbito tutte quelle vicissitudini, quegli oggetti, quelle opere e quelle persone». L’idea dunque che passioni e rabbia influenzino le nostre esistenze anche inconsapevolmente ha dato il via al racconto dell’autrice, che ha trovato terreno fertile nella veridicità dell’intenso rapporto che si crea spesso tra fan e j-pop idol.

Polaris will never be gone: il fanatismo di Mizuumi verso l’idol Sora Tajima

La cantante Sora Tajima è infatti la leader del gruppo di idol Polaris, ma ha purtroppo perso la vita prematuramente al culmine della sua popolarità. Una morte che getta nella più totale disperazione la sua fan Mizuumi, per cui Sora era una vera dea. A due anni dalla scomparsa della cantante, i fan si sono già dimenticati del loro mito di un tempo. E, in un mondo nel quale i like sono tutto, Mizuumi è disposta a ogni cosa pur di riportare l’attenzione sulla sua idol del cuore, addirittura a fingere di essere lei.

La vita di Mizuumi è dunque totalmente assorbita dalla sua venerazione per Sora: un amore talmente intenso da farla sentire viva e che si trasforma in cupa solitudine nel momento della scomparsa dell’idol. In questo, Eke Shimamizu si basa sulla realtà del contesto nipponico, laddove in Occidente una tale devozione a un’artista sarebbe considerata probabilmente fin troppo estrema. Il mondo J-Pop, di fatto, per impostazione culturale (e spesso di marketing) favorisce al contrario il fanatismo del pubblico e anche per questo la figura di Mizuumi appare tragicamente veritiera nel suo quotidiano sconforto.

Per aggirarlo e colmarlo, le azioni della giovane liceale ci portano ancora più dentro le oscurità della discografia giapponese: Mizuumi si finge Sora scatenando inevitabilmente un buzz mediatico (tra chi si interroga se la idol sia effettivamente morta e chi condanna chiunque con cattivo gusto la stia impersonando), ma ben presto sulla ragazza pioveranno le grinfie dell’industria, pronte a trasformare in remunerazione le iniziative della fan.

I personaggi secondari

Dicevamo però che Polaris will never be gone è molto più che una critica nei confronti di un sistema. E, sebbene Eke Shimamizu dichiari di non essere riuscita a «espandere la trama includendo maggiori dettagli anche su chi circonda» Mizuumi, sono proprio i personaggi con cui la ragazza si confronta a rappresentare il nocciolo della miniserie. Il primo e più importante è Kooriyama. Compagno di classe di Mizuumi, Kooriyama sembra rappresentare l’esatto contrario della sua coetanea. Perennemente annoiato, non riesce ad appassionarsi a nulla. Un giovane senza passioni, guidato dal cinismo e dal (pre)giudizio nei confronti degli altri. Resterà inevitabilmente ingarbugliato e affascinato dall’ossessione di Mizuumi per Sora, che non comprende e che in parte demonizza, ma che – a lui che non prova affezione – appare quasi come divina.

Se Mizuumi trova nell’idolatria per Sora Tajima un antidoto ai vuoti, per Kooriyama è proprio il mistero che Mizuumi rappresenta a diventare una forza motrice. In fondo, Polaris will never be gone è più un racconto trasversale della società contemporanea: alienante e competitiva al punto che trovare il proprio posto in mezzo agli altri rappresenta forse la sfida più enorme e difficile.

Idol e fan: un rapporto da demonizzare?

In questo, anche gli idol giocano la loro parte e anche qui i personaggi secondari del manga ci vengono in aiuto: c’è chi desidera primeggiare, ma anche chi spera semplicemente di rendere le persone felici con la propria musica e la propria arte. Lo scambio tra Sora (una idol decisamente poco egoista, ma evitiamo spoiler) e Mizuumi in questo è paritario nel dare e ricevere conforto e serenità. Nell’avvicendarsi degli eventi e della storia, scopriremo anzi che quello tra le due ragazze è probabilmente il rapporto più sano e meno egoista in una società spesso manovrata da desideri individuali e dalla realizzazione di sé. E forse solo così Eke Shimamizu poteva dimostrarci che gli eccessi e gli estremismi non sono necessariamente negativi, ma che anzi talvolta rappresentano una via poco canonica per sopravvivere a tempi bui e alla ricerca forsennata della felicità.