Perfetti sconosciuti: Paolo Genovese e i segreti da non rivelare. Intervista

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Perfetti sconosciuti: intervista al regista Paolo Genovese Perfetti sconosciuti arriverà nelle sale cinematografiche a partire dall'11 Febbraio. Il regista Paolo Genovese intervistato dalla nostra Eleninas, ha rivelato che il […]
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Perfetti sconosciuti: intervista al regista Paolo Genovese

Perfetti sconosciuti arriverà nelle sale cinematografiche a partire dall'11 Febbraio. Il regista Paolo Genovese intervistato dalla nostra Eleninas, ha rivelato che il tema del film è proprio quello della parte segreta che non vogliamo raccontare rispetto alle persone che ci sono più vicine, che siano amici o partner di vita. Il film si interroga non tanto sulla vita segreta che tutti più o meno abbiamo ma sulla necessità di conoscere i segreti di chi ci sta intorno, e cioè “vorresti veramente sapere tutto del tuo compagno, della tua partner del tuo migliore amico di tuo fratello… forse c’è una zona oscura che è giusto che rimanga segreta, o forse no… ecco è un po’ il tema del film”.

Parliamo col regista anche della reazione dei personaggi di Perfetti Sconosciuti rispetto alle rivelazioni che pian piano emergono, e per Paolo Genovese qualunque rivelazione è proporzionale al grado di conoscenza con l’altro. Infatti scoprire qualcosa su un conoscente è ben diverso che scoprire qualcosa su un amico perché importante non è tanto il contenuto di quello che scopri ma la sensazione di un tradimento che provi, perché “pensi di essere amico o un compagno di vita e non sapere cose così intime di quella persona ti sbilancia; è un film in qualche modo disturbante perché ti fa riflettere su quanto appunto ti siano sconosciute le persone che ti sono più vicine”.

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Non possiamo resistere dal chiedere a Paolo Genovese se ha mai avuto la tentazione di controllare il cellulare di un amico o della sua compagna, ma la risposta è negativa, perché, spiega: “Ciò che ci arriva da chi conosciamo è ciò che ci deve arrivare: trovo che sia giusto che abbiamo qualche lato segreto. Non si tratta solo di amanti o amori segreti, ma ci sono proprio aspetti del nostro io che è bene che rimangano nascosti.” A volte, spiega Genovese, anche cose positive che ma se non sono state rivelate è per un preciso motivo. C’è una moglie in Perfetti Sconosciuti che scopre che il marito sta andando in analisi per recuperare il rapporto con lei ma probabilmente era meglio che lei non lo sapesse e percepisse solo i risultati di questo percorso. E’ molto complesso decidere cosa dire o non dire, è una scelta che attiene ad un discorso molto personale, alla nostra coscienza.

“La particolarità di questo film è che tutto ciò viene raccontato attraverso il cellulare, un oggetto che diventa il nostro inconscio, e i segreti che prima erano custoditi solo nelle nostre menti ora sono custoditi nelle nostre sim: se mettiamo la nostra vita dentro un cellulare diventiamo automaticamente frangibili, la nostra vita nell’oggetto diventa il nostro tallone d’Achille ed è un rischio che vogliamo correre in qualche modo.”

E sulla nostra riflessione sulla necessità di far più film belli senza guardare troppo agli incassi, Paolo Genovese chiude parlando della commedia, che è un genere difficile perché complesso con tanti temi dentro, dal riso al pianto al dramma; e sottolinea che a volte “le commedie sono un po’ più faticose, come questa; nel senso che va seguita che tocca argomenti spinosi ma io penso che il pubblico ama anche film che non sa di amare e il nostro dovere è anche quello di fargli scoprire film che potrebbero piacere e non solo dargli film che già gli piacciono”.

Perfetti Sconosciuti: intervista ad Edoardo Leo, Alba Rohrwacher e Giuseppe Battiston

Il film di Paolo Genovese, Perfetti Sconosciuti è girato in un unico ambiente, quindi diventa molto importante la coesione nel cast, e chiediamo subito come è stata l’esperienza sul set in questo senso. E i tre bravissimi attori trasformano l’intervista in una gag divertente e profonda allo stesso tempo, col ritmo di una sequenza da film:

Leo: brutta.

Battiston: ci odiamo! Giallini ha detto che l’ultima settimana è stata molto faticosa perché pensava finisse prima.

Leo : dopo 4 giorni di riprese ci siamo chiesti ma quanti giorni so’ che stiamo a ‘sto tavolo?

Rohrwacher: quello che si vede è tutto finto.

Battiston : quando abbiamo capito che si sarebbe girato tutto in sequenza ci siamo rasserenati: sapevamo che sarebbe finita!

Rohrwacher: Paolo ha messo insieme attori di diversa provenienza ed esperienza e questo è stato molto interessante, non ci sono state liti tra noi.

Battiston: abbiamo avuto problemi di catering, ma non tra di noi.

Leo: e non devi nominare la parola “gnocchi”, è un problema enorme!

Ma tornando al film Perfetti Sconosciuti, Edoardo Leo aggiunge che è stato un lavoro interessante perché c’è stata possibilità di confronto tra gli attori: “era tutto molto chiaro, la sceneggiatura, la solidità del regista e il modo in cui dirigeva, e nessuno ha sofferto di mancanza di attenzione; ognuno ha avuto il suo peso col sostegno dei compagni perché remavamo tutti per il film, ci sembrava non la solita commediola ma un film importante a cui partecipare.”

Inevitabile coinvolgere questi bravi e simpatici attori nel gioco del controllo dei cellulari, il tema di Perfetti Sconosicuti, e subito Edoardo Leo rivela che lui controlla il cellulare di Alba Rohrwacher: “lei dice che non ha social in realtà ce li ha con uno pseudonimo”. Ma, ammettono i tre protagonisti, finite le riprese la voglia di controllare il cellulare è scomparsa!

Giuseppe Battiston aggiunge che non ha avuto possibilità di controllare il cellulare degli altri perché sa usare solo il suo modello di telefono, “un modello che ha solo lui” aggiunge Leo.

Per Alba Rohrwacher esistono anche applicazioni per permettere a sconosciuti di incontrarsi ma dipende sempre da ciò che si cerca e da quello che si intende per incontro.

Infine Edoardo Leo conclude che “non è che la tecnologia cambia la natura delle persone, la natura è la stessa la tecnologia ha solo accorciato le distanze, ma la voglia di scoprire altro, di coltivare una parte segreta di noi stessi è identica”.

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