Giffoni, Mark Ruffalo: ‘Ho sempre sognato di essere Hulk’

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Hulk abbraccia Giffoni. Entusiasta, accompagnato dalla moglie Sunrise Coigney, Mark Ruffalo, il 47enne attore di "The Avengers", la serie di film Marvel in cui interpreta […]
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Hulk abbraccia Giffoni. Entusiasta, accompagnato dalla moglie Sunrise Coigney, Mark Ruffalo, il 47enne attore di "The Avengers", la serie di film Marvel in cui interpreta Hulk, dichiara subito chi sono i suoi eroi: "Da bambino sognavo di essere Hulk – esordisce – e poi Marlon Brando e Jerry Lewis. Quando ero ragazzino mia nonna ci mandava a letto presto ma poi veniva da me e mi diceva se volevo andare a vedermi un film in televisione con lei. Una notte mi vidi 'Un tram che si chiama Desiderio' e appena comparve Brando esclamai 'Io voglio essere come lui, voglio fare quel film!'". Ad ispirarlo anche gli italiani Marcello Mastroianni, Federico Fellini, Lina Wertmuller, Paolo Sorrentino con La Grande bellezza e Il Postino di Michael Radford con protagonista Massimo Troisi.

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La parte di Hulk gli ha cambiato la vita: "Mi sono anche meravigliato quando mi hanno offerto la parte di Hulk. Non so se faremo altri film su di lui, dipenderà tutto dal pubblico". Recentemente ha recitato in 'The Normal Heart', film ispirato alla storia vera di Larry Kramer, scrittore omosessuale. "La sentenza della Corte Suprema che ha dato il via libera in Usa ai matrimoni gay è stata molto importante – commenta – sono stato felice anche se ci siamo arrivati tardi”. Tra i progetti futuri, Spotlight, definito “un film importante, che spero abbia il successo che meriti”.

 

La chiusura è su Giffoni e, ancora, sull'Italia: "L'amore innocente che questi ragazzi hanno per il cinema è fantastico. Non mi aspettavo questa accoglienza ma non sono sorpreso perché conosco il calore delle mie tradizioni. È vero quello che diceva Francois Truffaut, questo è il festival più necessario”. A proposito del tema del Gff 2015, “per me carpe diem è stato lanciarmi nel vuoto senza rete per diventare attore, anche quando trovavo chi non credeva in me, chi rifiutava di darmi le parti e chi diceva che non avevo chance perché sembravo troppo italiano ma non ero italiano e non parlavo neanche italiano".

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